{"id":17558,"date":"2026-10-02T13:41:58","date_gmt":"2026-10-02T12:41:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.viamontenapo.com\/mi-news\/?p=17558"},"modified":"2026-09-18T13:46:06","modified_gmt":"2026-09-18T12:46:06","slug":"estate-1943","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.viamontenapo.com\/mi-news\/?p=17558","title":{"rendered":"ESTATE 1943"},"content":{"rendered":"\n<p>Continua la quinta edizione del cartellone culturale del Museo Bagatti Valsecchi &#8220;Stasera al Museo. Lasciami mezz&#8217;ora per vedere&#8221; con un nuovo appuntamento teatrale. Dal 14 al 18 ottobre, per cinque repliche, va in scena nel Salone d&#8217;Onore La casa in collina, una nuova produzione originale del Museo Bagatti Valsecchi ispirata all&#8217;omonimo romanzo di Cesare Pavese, che viene adattato per la prima volta per il teatro.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spettacolo, con la regia di Mario Scandale, la drammaturgia di Giulia Bartolini e l&#8217;interpretazione di Noemi Apuzzo e Christian La Rosa, \u00e8 il quinto spettacolo prodotto dal Museo e il secondo della stagione 2026. Realizzato con la supervisione scientifica di Fondazione Cesare Pavese, il progetto nasce da un percorso di ricerca sviluppato nell&#8217;ambito della 48\u00aa edizione di AstiTeatro e rappresenta la prima collaborazione tra il Museo Bagatti Valsecchi e il festival dedicato alla ricerca teatrale contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Lasciami mezz&#8217;ora per vedere&#8221; \u00e8 il filo conduttore dell&#8217;intera programmazione culturale 2026 del Museo Bagatti Valsecchi: un invito a rallentare lo sguardo, osservare con maggiore attenzione ci\u00f2 che ci circonda e lasciarsi interrogare dall&#8217;arte. In questo orizzonte si inserisce La casa in collina, che restituisce al presente le domande e le inquietudini del romanzo di Cesare Pavese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ambientato nell&#8217;estate del 1943, la vicenda segue Corrado, professore torinese rifugiatosi sulle colline sopra il Po per sfuggire ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Qui ritrova Cate, un amore giovanile, e il figlio di Cate, Dino, di cui sospetta la paternit\u00e0. Quando la guerra rende impossibile ogni forma di neutralit\u00e0, Corrado \u00e8 costretto a confrontarsi con il peso delle proprie responsabilit\u00e0, verso il bambino, verso la storia e verso s\u00e9 stesso. Attraverso questa vicenda, lo spettacolo pone una domanda che conserva tutta la sua urgenza: come reagisce un essere umano quando la guerra irrompe nella sua vita?<\/p>\n\n\n\n<p>Se il Futurismo in quell\u2019epoca celebrava la velocit\u00e0 e la modernit\u00e0, questa opera teatrale restituisce invece il tempo sospeso dell&#8217;attesa, l\u2019inazione e la difficolt\u00e0 del vedere prima di scegliere. Corrado, il protagonista, osserva il mondo mentre tutto intorno precipita e cerca di comprendere da che parte stare: il suo sguardo, fragile e profondamente umano, diventa una riflessione sulla responsabilit\u00e0 individuale di fronte alla storia in relazione a chi eredita le conseguenze delle nostre scelte.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019adattamento di Giulia Bartolini conserva il nucleo etico ed esistenziale del romanzo, traducendolo in una drammaturgia contemporanea a due personaggi. Al centro, Corrado e Cate: due modi opposti di attraversare la guerra e di misurarsi con ci\u00f2 che accade intorno a loro. Mentre Cate sceglie progressivamente di prendere parte, Corrado osserva, comprende, dubita e cerca nella collina una distanza che possa proteggerlo dalla Storia. Ma con l\u2019inasprirsi del conflitto, quella distanza diventa impossibile da mantenere. Attraverso dialoghi, ricordi e confessioni rivolte agli spettatori, la guerra entra cos\u00ec nella dimensione pi\u00f9 intima dei personaggi, nei loro legami, nei desideri e nelle responsabilit\u00e0 individuali. Senza offrire risposte o giudizi, lo spettacolo interroga la distanza tra ci\u00f2 che comprendiamo e ci\u00f2 che siamo disposti a fare, restituendo al presente tutta la forza delle domande poste da Pavese.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Questo adattamento teatrale de La casa in collina nasce da un\u2019ipotesi \u2013 spiega il regista Mario Scandale \u2013 e se un Dino ragazzo, pi\u00f9 grande, sopravvissuto al conflitto, incontrasse Corrado e gli ponesse una domanda: cosa deve fare un uomo quando arriva una guerra? Tutta la messa in scena \u00e8 il tentativo di restare dentro quella domanda. Corrado parla al pubblico come se parlasse a un figlio, a chi viene dopo di lui e gli chiede conto delle sue scelte. \u00c8 un dispositivo che mi riguarda da vicino. Sono quarantenne, e guerra non \u00e8 per me una parola astratta, ma qualcosa che sento accadere; \u00e8 nelle immagini, nelle notizie, nei corpi degli altri, ogni giorno, accanto a me. Corrado cerca per tutto il testo una distanza giusta da questa guerra, abbastanza vicino al fuoco da sentirne il calore, abbastanza lontano da non bruciarsi. Riconosco in questo lo stesso movimento, la stessa tentazione di restare a guardare. Non so se questa regia risponder\u00e0 alla domanda di Dino. So che nasce da l\u00ec. Corrado non sa se \u00e8 padre, e forse non vuole saperlo. Quella paternit\u00e0 desiderata e mai assunta fino in fondo mi sembra vicina a una condizione pi\u00f9 larga, quella di chi fatica ad assumersi una responsabilit\u00e0, culturale, intellettuale, fisica, verso chi viene dopo. Per la messa in scena ho scelto di affidare il senso del mio pensiero registico all&#8217;interpretazione degli attori, Christian La Rosa e Noemi Apuzzo. La messa in scena sar\u00e0 essenziale, costruita sui gesti, sulla voce, sui corpi. Il Salone d&#8217;Onore del Museo Bagatti Valsecchi, con i suoi arredi e la sua memoria, sar\u00e0 il contrappunto naturale a questa essenzialit\u00e0. Con Giulia Bartolini portiamo avanti un lavoro che ci sta a cuore, misurarci con grandi romanzi e con la loro trasformazione in scrittura scenica, un esercizio che ogni volta ci costringe a interrogare di nuovo cosa significhi portare un testo in scena. Per me \u00e8 la seconda produzione con il Museo Bagatti Valsecchi: un percorso che considero un grande arricchimento, un&#8217;occasione rara di libert\u00e0 e sperimentazione.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa casa in collina non \u00e8 un romanzo politico nel senso in cui spesso intendiamo questa parola: non indica una parte, non costruisce eroi, non d\u00e0 risposte. \u00c8 politico perch\u00e9 pone una domanda sulla responsabilit\u00e0 individuale: cosa facciamo quando la Storia ci chiede di prendere parte? Nell\u2019adattamento abbiamo spostato questa domanda dal pensiero all\u2019azione, per vedere cosa produce sui corpi e sulle relazioni, cosa accade agli altri quando scegliamo di agire o di sottrarci. Lo abbiamo fatto attraversando la lingua di Pavese, cercando di conservarne l\u2019altezza, il ritmo e la capacit\u00e0 di tenere insieme il quotidiano e il pensiero, e portandola dentro il dialogo e l\u2019azione scenica. Abbiamo cercato cos\u00ec di entrare nel presente senza rispondere a quella domanda, ma consegnandola intatta allo spettatore di oggi, ai figli di oggi: un testamento per noi e per chi verr\u00e0 dopo di noi.\u201d aggiunge la drammaturga Giulia Bartolini.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera teatrale \u00e8 nata da un percorso di residenza artistica ospitata lo scorso giugno nell&#8217;ambito della 48\u00aa edizione di AstiTeatro. Un\u2019esperienza creativa di cinque giorni, che prevedeva un&#8217;immersione nei luoghi pavesiani, attraverso una visita alla Casa Museo di Santo Stefano Belbo per poi proseguire con una visita agli spazi dell&#8217;Archivio Storico di Asti. La residenza ha rappresentato un momento di ricerca e sperimentazione dedicato al passaggio dalla parola alla scena, con particolare attenzione alla riscrittura del personaggio di Cate, restituita come una donna concreta e combattiva, al tempo stesso fragile e potente. La lettura scenica ha costituito una tappa fondamentale del processo creativo, offrendo agli artisti l&#8217;opportunit\u00e0 di confrontarsi con il pubblico e di affinare la drammaturgia in vista della produzione finale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 che una rilettura del romanzo, La casa in collina \u00e8 una riflessione che guarda all\u2019opera di Pavese come a un testamento: una domanda consegnata alle generazioni successive su cosa significhi restare umani quando la guerra entra nelle nostre vite e ci costringe a scegliere. In questo senso, la messa in scena trova nel Museo Bagatti Valsecchi un luogo naturale: uno spazio dedicato alla conservazione e alla trasmissione della memoria, dove l\u2019arte diventa uno strumento per interrogarsi sul presente e sul nostro rapporto con ci\u00f2 che scegliamo di custodire.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso la figura di Corrado, lo spettacolo interroga il nostro presente: che cosa significa oggi custodire ci\u00f2 che riconosciamo come valore &#8211; la bellezza, la memoria, le tracce di ci\u00f2 che siamo stati &#8211; dentro un tempo che sembra continuamente riscriverne il senso? \u00c8 una domanda che il teatro, come ogni forma d\u2019arte, non si limita a porre, ma rilancia nello spazio condiviso della scena, affidandola allo sguardo dello spettatore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCon La casa in collina il Museo Bagatti Valsecchi conferma il desiderio di utilizzare anche il linguaggio teatrale per raggiungere un pubblico sempre pi\u00f9 ampio e diversificato\u201d afferma<strong> Antonio D\u2019Amico<\/strong>, Direttore del Museo Bagatti Valsecchi. \u201cImmaginare il Museo come un luogo che produce contenuti culturali, pieni di messaggi che migliorano il nostro umore e ci arricchiscono, ci consente di custodire e regalare bellezza, offrendo a ciascuno un piccolo rifugio per l&#8217;anima in cui ritrovarsi e sentirsi a casa. La nostra sfida \u00e8 quella di portare queste attivit\u00e0 anche al di fuori delle nostre mura, per raggiungere pubblici fragili e fare in modo che la cultura sia beneficio di tutti. Un obiettivo che perseguiamo anche grazie al prezioso contributo di partner come Altemasi Trentodoc, Amaro Alpino e Valverde, che credono nel nostro progetto.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua la quinta edizione del cartellone culturale del Museo Bagatti Valsecchi &#8220;Stasera al Museo. Lasciami mezz&#8217;ora per vedere&#8221; con un nuovo appuntamento teatrale. 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