LEONE XIV

Alcuni giorni sono destinati a entrare nella storia. La visita di Papa Leone XIV alla Repubblica di San Marino, in programma sabato 22 agosto, è uno di questi.

Un appuntamento di straordinario valore spirituale e istituzionale, che apre un nuovo capitolo nei rapporti tra la Santa Sede e l’antica Repubblica, nel segno del dialogo e della fraternità. Un evento destinato a entrare nella memoria collettiva sammarinese.

Per custodire il ricordo di questa giornata, Poste San Marino presenta due emissioni commemorative: un francobollo e una moneta, realizzati per celebrare una pagina di storia del Titano e tramandarne la memoria attraverso due oggetti di grande valore simbolico e collezionistico.

ETERNE

Dal 18 settembre al 25 ottobre 2026 il Museo Bagatti Valsecchi presenta Bertozzi & Casoni. Eterne e fragili presenze, mostra a cura di Alberto Mattia Martini, realizzata in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli. Il progetto espositivo mette in dialogo la ricerca di Bertozzi & Casoni, tra le più significative esperienze artistiche della contemporaneità, con gli ambienti e le collezioni della storica casa-museo milanese, dando vita a un confronto inedito tra memoria, materia e tempo.Custode di un ideale Rinascimento ricostruito nell’Ottocento dai fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, la dimora si trasforma in un palcoscenico dove passato e presente si confrontano attorno ai temi del ricordo, della conservazione e della caducità.

Tra arredi, opere e manufatti storici, le sculture iperrealiste di Bertozzi & Casoni si inseriscono con sorprendente naturalezza negli spazi del Museo, instaurando un dialogo che interroga il rapporto tra autenticità e reinvenzione, permanenza e trasformazione.

LA VIE DOUCE

Carrozzeria900, spazio milanese fondato da Mauro Bracciali in cui dal 2011 la passione del design prende forma, diventando il punto di riferimento per chi cerca pezzi unici di Modernariato, presenta dal 25 giugno al 31 luglio 2026 LA VIE DOUCE | Gli anni ’70 di Willy Rizzo, una mostra-installazione dedicata all’estetica sofisticata, teatrale e cosmopolita degli interni anni Settanta attraverso una selezione di arredi firmati Willy Rizzo in dialogo con lampade, oggetti e pezzi anonimi provenienti dallo stesso universo visivo.

Willy Rizzo è stato una figura unica nel panorama creativo del Novecento: fotografo, designer, uomo di stampa, d’arte e di mondanità. Ribelle italiano capace di eccellere nel glamour, ha coniugato la carriera di fotografo di celebrità con quella di designer di mobili, costruendo un immaginario sofisticato e profondamente legato alla cultura della Dolce Vita europea. Nato a Napoli nel 1928, scopre la fotografia da giovanissimo. Durante gli anni della scuola a Parigi immortala i compagni con una macchina fotografica regalatagli dalla madre. Nel 1944, ancora adolescente, realizza reportage di guerra in Tunisia fotografando carri armati distrutti in atmosfere crepuscolari. Nel 1945, a diciotto anni, inizia ufficialmente la sua carriera fotografica. Viene incaricato da France Dimanche di seguire il primo Festival di Cannes, prima di diventare uno dei pilastri di Paris Match fin dalla sua fondazione nel 1949. Collaborerà anche con Vogue per oltre vent’anni e nel corso della sua lunga carriera ha fotografato figure come Marilyn Monroe, Brigitte Bardot, Pablo Picasso, Audrey Hepburn e Jack Nicholson, tra gli altri.

La mostra LA VIE DOUCE | Gli anni ’70 di Willy Rizzo è la prima mostra in Italia dedicata al suo lavoro di designer che prese il via – casualmente – a Roma proprio negli anni dorati della dolce vita felliniana, quando Rizzo, sposato all’epoca con l’attrice Elsa Martinelli, acquistò un locale ad uso commerciale affacciato su Piazza di Spagna e lo arredò con divani, tavoli bassi, console, mobili hi-fi e molti altri progetti di design creati da lui e realizzati artigianalmente sotto la sua supervisione…e fu un successo!

“I’m a photographer who makes furniture”, amava ripetere Rizzo. Non era interessato né al design scandinavo né alla deriva psichedelica e ultra-pop dominante in quegli anni, ma sviluppa una propria idea di modernità: sofisticata, teatrale, costruita attraverso materiali nobili e riflettenti come acciaio inox, vetro, marmo, ottone e granito. I suoi interni diventano immediatamente iconici. Ambienti sensuali e cinematografici dove ogni elemento sembra pensato per accogliere conversazioni, feste, incontri e rituali mondani. Si creò un vero e proprio fenomeno e tutti i protagonisti del jet set internazionale volevano avere i suoi mobil, come Salvador Dali o Brigitte Bardot per la sua celebre Madrague a Saint-Tropez.

LA VIE DOUCE, attraverso la lente di Willy Rizzo, vuole raccontare un decennio – gli anni ’70 – in cui prende forma una nuova idea di design e in cui emergono nuove tendenze che mettono in discussione il modernismo più rigido e borghese, provocando entusiasmi, resistenze e ripensamenti destinati a ridefinire l’intera cultura progettuale contemporanea.

Lo spazio espositivo di Carrozzeria900 viene trasformato in tre ambienti distinti: living, camera e bar, concepiti come frammenti di una grande casa anni Settanta.

La prima stanza è dedicata alla convivialità anni Settanta e dell’universo jet set di Willy Rizzo: sono ambientati qui il bar in acciaio con sgabelli in dialogo con lo specchio Ultrafragola di Ettore Sottsass, anch’esso presenza iconica, che si pone come un’apparizione colorata e luminosa.

Nel living trovano posto il divano di Willy Rizzo, in velluto giallo, il famosissimo tavolino basso portabottiglie insieme ad una sedia e una scrivania. Il carattere scenografico dell’ambiente è caratterizzato dalla presenza della lampada Love Lamp in acciaio riflettente, presenza indiscussa nello spazio.

La camera da letto per ultima si sviluppa attorno al letto del designer: un ambiente intimo delineato da una cassapanca e da una cassettiera di Rizzo, da un grande pannello in acciaio e delle lampade scultoree con base in acciaio e uno specchio luminoso di Gino Sarfatti, elementi che rappresentano perfettamente lo spirito di quegli anni.

Come gli appartamenti progettati da Willy Rizzo negli anni Settanta, la mostra LA VIE DOUCE vuole essere un attraversamento visivo di un momento storico in cui il lusso coincideva con la ricerca di un appagamento sensoriale immediato, della sperimentazione e della libertà più assoluta e in cui il design plasmava atmosfera, immagine e memoria.

PAROLE E…

Tra le realtà più brillanti e riconosciute della scena musicale italiana contemporanea, gli Eugenio in Via Di Gioia propongono nel cortile di Palazzo Bagatti Valsecchi una performance intima che intreccia musica e narrazione, accompagnando il pubblico in un viaggio nel proprio percorso umano e artistico, tra aneddoti, ricordi e tappe significative, fino al recente annuncio del primo concerto al Forum previsto nel 2027 e al loro libro “Storie di una band che non si è ancora sciolta” in uscita il 21 aprile.

La band, consolidatasi nel tempo grazie a un percorso caratterizzato da album di successo, tour sold out e importanti riconoscimenti – tra cui il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2020 nella sezione Nuove Proposte – si distingue per la capacità di coniugare pop, sperimentazione e impegno sociale.

Per il Museo Bagatti Valsecchi questo evento segna inoltre l’avvio della collaborazione con Carosello Records, storica etichetta discografica milanese, che entra a far parte del palinsesto 2026 con una serie di appuntamenti musicali ospitati nei cortili storici del Palazzo. Un dialogo tra sonorità contemporanee e patrimonio culturale che crea nuove connessioni tra passato e presente, nella cornice suggestiva di Casa Bagatti Valsecchi.

La serata di domenica 7 giugno si apre alle ore 18.30 con un momento conviviale di accoglienza: gli ospiti sono invitati a partecipare a un aperitivo offerto da Altemasi Trentodoc, Amaro Alpino e Valverde, prima della performance che prende il via alle ore 19.30.

La quinta edizione di Stasera al Museo – un ciclo di appuntamenti che intreccia teatro, musica e danza, accompagnando il pubblico fino a dicembre – prende le mosse dalla grande mostra Depero Space to Space. La Creazione della Memoria in corso in Museo fino al 2 agosto e in particolare si ispirata all’espressione di Fortunato Depero “Lasciami mezz’ora per vedere”, scelta come filo conduttore della programmazione di quest’anno.

Un invito a rallentare, osservare e lasciarsi sorprendere dall’arte e dalla realtà che ci circonda, come sottolinea il Direttore Antonio D’Amico: «L’intento è quello di esortare i visitatori a guardare oltre l’immediato, pianificando con cura l’orizzonte delle scelte per riflettere sulla storia, sull’interiorità e sulle emozioni che attraversano l’esperienza umana, come recita il motto presente nel Salone d’Onore del Museo “Respice finem” – rivolgiti al fine».

LIVE

Tra le realtà più brillanti e riconosciute della scena musicale italiana contemporanea, gli Eugenio in Via Di Gioia propongono nel cortile di Palazzo Bagatti Valsecchi una performance intima che intreccia musica e narrazione, accompagnando il pubblico in un viaggio nel proprio percorso umano e artistico, tra aneddoti, ricordi e tappe significative, fino al recente annuncio del primo concerto al Forum previsto nel 2027 e al loro libro “Storie di una band che non si è ancora sciolta” in uscita il 21 aprile scorso.

La band, consolidatasi nel tempo grazie a un percorso caratterizzato da album di successo, tour sold out e importanti riconoscimenti – tra cui il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2020 nella sezione Nuove Proposte – si distingue per la capacità di coniugare pop, sperimentazione e impegno sociale.

Per il Museo Bagatti Valsecchi questo evento segna inoltre l’avvio della collaborazione con Carosello Records, storica etichetta discografica milanese, che entra a far parte del palinsesto 2026 con una serie di appuntamenti musicali ospitati nei cortili storici del Palazzo. Un dialogo tra sonorità contemporanee e patrimonio culturale che crea nuove connessioni tra passato e presente, nella cornice suggestiva di Casa Bagatti Valsecchi.

La serata di domenica 7 giugno si apre alle ore 18.30 con un momento conviviale di accoglienza: gli ospiti sono invitati a partecipare a un aperitivo offerto da Altemasi Trentodoc, Amaro Alpino e Valverde, prima della performance che prende il via alle ore 19.30.

La quinta edizione di Stasera al Museo – un ciclo di appuntamenti che intreccia teatro, musica e danza, accompagnando il pubblico fino a dicembre – prende le mosse dalla grande mostra Depero Space to Space. La Creazione della Memoria in corso in Museo fino al 2 agosto e in particolare si ispirata all’espressione di Fortunato Depero “Lasciami mezz’ora per vedere”, scelta come filo conduttore della programmazione di quest’anno.

Un invito a rallentare, osservare e lasciarsi sorprendere dall’arte e dalla realtà che ci circonda, come sottolinea il Direttore Antonio D’Amico: «L’intento è quello di esortare i visitatori a guardare oltre l’immediato, pianificando con cura l’orizzonte delle scelte per riflettere sulla storia, sull’interiorità e sulle emozioni che attraversano l’esperienza umana, come recita il motto presente nel Salone d’Onore del Museo “Respice finem” – rivolgiti al fine».

APART

Filippo Sorcinelli torna anche nel 2026 con APART____, il FuoriSalone in occasione di ESXENCE – The Art Perfumery Event: FILIPPO SORCINELLI____ APART desidera incontrare persone, fuori dagli schemi tradizionali, lontano dallo stand convenzionale sempre riservato a pochi, con una volontà sempre crescente di “contaminare” luoghi e persone, attraverso l’arte olfattiva che racconta un percorso artistico unico e raro. Con semplicità, verità e libertà, fondamenti della sua storia.

FILIPPO SORCINELLI_____ APART continua a diffondersi nel percorso metropolitano di Milano, offrendo suggestioni, e provocando emozioni.

L’edizione 2026 presenta la seconda vita della collezione EXTRAIT DE MUSIQUE: un’unione tra suono e odore in cui la musica d’organo si traduce in linguaggio olfattivo.Sono sette le nuove fragranze che interpretano la dinamica dell’organo e la traducono in linguaggio olfattivo, per una collezione che invita a scoprire come un suono possa trasformare un luogo e come un odore possa custodire questa trasformazione, donando a chi la indossa l’esperienza di abitare uno spazio trasfigurato dalla musica.

Giovedì 4 giugno primo appuntamento di APART presso container_zerouno, in via della Moscova 10, dove dalle ore 19 alle 21 nello store monomarca di Filippo Sorcinelli ci sarà “PANNA SOTTO!” EVENT: una serata in cui gli ospiti potranno scoprire l’ultima creazione del mondo olfattivo ed artistico di Filippo della collezione XSE’, gustando il celebre gelato di CIACCO LAB i cui gusti reinterpretano la fragranza.

Il secondo evento sarà venerdì 5 giugno alle ore 19, con l’ormai tradizionale concerto d’organo che si svolgerà nella chiesa di Sant’Angelo in Piazza Sant’Angelo, a due passi da Via della Moscova.

Gli invitati non saranno soltanto spettatori ma coinvolti da un vero cammino olfattivo dedicato alla collezione EXTRAIT DE MUSIQUE in cui musica e odori si uniscono per scoprire la poetica di un suono che abita.

PERSEMPREMAI

Il Museo Bagatti Valsecchi continua nella sua attività di produzione teatrale che nel corso delle ultime tre edizioni di Stasera al Museo ha presentato con successo ben quattro spettacoli originali scritti, prodotti e realizzati per essere messi in scena nelle sale del Museo. Nel 2026 sono in cartellone due nuove rappresentazioni e la prima sarà Persempremai in programma per il prossimo 13 maggio 2026. Èinterpretata da Nika Perrone che cura anche la drammaturgia insieme a Michele Di Mauro. La regia è firmata dallo stesso Michele Di Mauro, ilsuono da Riccardo Alemanni e i costumi da Agostina Imperi.

L’intera programmazione 2026 del Museo Bagatti Valsecchi tra ispirazione dalla mostra ora in corso fino al 2 agosto Depero Space to Space. La Creazione della Memoria, a cura di Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico. Non a caso la quinta edizione di Stasera al Museo è intitolata “Lasciami mezz’ora per vedere”, un’espressione usata dallo stesso Fortunato Depero negli anni Quaranta del Novecento, che invita il pubblico a concedersi il tempo necessario per osservare, comprendere la realtà e lasciarsi sorprendere dall’arte.

Lo stesso motto deperiano “Lasciami mezz’ora per vedere” è stato l’input iniziale da cui è scaturito discorso creativo alla base lo spettacolo Persempremai, un monologo a struttura complessa, costruito entro un preciso perimetro temporale in cui il tempo diventa origine e destinazione del discorso scenico. Il testo sviluppa una riflessione articolata su azione, comprensione, sofferenza, desiderio e memoria, fino a interrogare il concetto stesso di “vedere” e la prospettiva soggettiva che esso implica. La “mezz’ora” evocata diventa così un’unità minima e insieme assoluta, uno spazio di sospensione in cui l’individuo è chiamato a scegliere, esporsi o sottrarsi. In questo intervallo, la protagonista attraversa temi fondamentali quali identità, fede, desiderio e memoria, intesi come dimensioni fluide e in continua trasformazione. La parola scenica assume il ruolo di spazio di conflitto e di stratificazione, in cui si intrecciano immaginari culturali, esperienze individuali e narrazioni collettive. Il linguaggio si muove liberamente tra registri differenti, dal quotidiano all’assurdo, dal lirico al comico, dal sacro al profano, costruendo una scrittura porosa e inclusiva, capace di accogliere riferimenti colti e popolari. L’interprete funge da soggetto di transito e di traduzione, è una donna che attraversa epoche, miti e memorie. È Orfeo e Euridice, Maria e la Maddalena, Teresa d’Avila e Frida Kahlo, Amy Winehouse e la Signora delle Camelie: un coro di “She” che chiede di vedere e farsi vedere.

L’opera si propone dunque come una riflessione laica sul rapporto tra dimensione quotidiana e trascendenza, invitando lo spettatore a sospendere il flusso continuo dell’esperienza per sostare in una condizione di consapevolezza. Al centro della proposta emerge un’esortazione essenziale: riconoscere il tempo, abitarlo e governarlo, prima che esso si esaurisca o prevalga sull’individuo.

La serata si apre con un momento di conviviale accoglienza: gli ospiti sono invitati a condividere un aperitivo offerto da Altemasi Trentodoc, Amaro Alpino e Valverde, prima di lasciarsi trasportare dallo spettacolo.

UNTITLED

Nel mese di maggio, in cui l’Italia ospita grandi mostre internazionali, la Galleria di 10·Corso·Como rende omaggio al maestro dell’Arte Povera Jannis Kounellis con un progetto speciale realizzato in collaborazione con la Galleria Fumagalli. Negli spazi ripensati di 10·Corso·Como, un tempo ambienti industriali, si inserisce il linguaggio forte e rigoroso di uno dei più grandi artisti del XX secolo. Un invito alla riflessione e al silenzio: lo spazio bianco della Galleria si trasforma in un teatro essenziale, in cui il visitatore è protagonista.

La drammaturgia è costruita da un’unica grande installazione, realizzata dall’artista greco nel 2009, composta da settanta cappotti neri disposti come macchie e tracce del passato, un dispositivo potente e silenzioso di introspezione. In un presente segnato da profondi sconvolgimenti politici e sociali, in cui tornano al centro del dibattito mondiale le migrazioni, gli spostamenti e la condizione dell’essere umano in transito, l’opera si impone come un invito ad arrestare il passo e guardare oltre la superficie.

Kounellis ha attraversato luoghi non convenzionali dell’arte – chiese, garage, ruderi, ex spazi industriali – portando la pratica espositiva fuori dai musei e dalle gallerie, verso una dimensione pubblica e condivisa. Nel grande spazio bianco della Galleria di 10·Corso·Como, l’installazione si compone di una sequenza serrata di cappotti: oggetti che conservano la traccia materiale e immateriale di chi li ha indossati, diventando segni di assenza, presenza, testimonianza e memoria. Non semplici indumenti, ma tracce di vite vissute, portatrici di storie individuali e collettive, simboli di protezione, vulnerabilità e movimento. Il cappotto diventa così riferimento diretto all’uomo, posto al centro della ricerca, all’interno di un grande atto unico in cui la vita stessa va in scena.

Nel contesto di 10·Corso·Como, luogo legato alla cultura visiva, alla moda e all’incontro tra discipline artistiche, il cappotto assume significati stratificati. L’opera invita a sospendere il giudizio e a riflettere sull’abito come testimonianza del tempo: elemento carico di riferimenti culturali, legato alla tradizione letteraria di Gogol e Dostoevskij e al cinema neorealista, allegoria di nomadismo e diaspora, potente portatore di storia sociale. In questa installazione si fa macchia, calco, corpo e sudario, abbracciando insieme dimensione sacra e dimensione sociale

ART GALLERY

Ghiringhelli Art Gallery presenta a Milano la sua prima mostra Refracted Worlds. Contemporary Japan Through Multiple Lenses dal 8 maggio al 27 giugno 2026, con l’obiettivo di far scoprire lo stato attuale dell’arte contemporanea giapponese, lontana dagli stereotipi più comuni e da una lettura esclusivamente storica o museale.

Ghiringhelli Art Gallery rappresenta un innovativo format di galleria, una pop up gallery, ossia uno spazio espositivo temporaneo che apparirà e scomparirà nel tessuto urbano di Milano, occupando diversi spazi, assumendo differenti forme, dando vita a molteplici esperienze e approfondendo differenti tematiche, ma portando avanti un progetto definito e strutturato che è quello di esplorare e far apprezzare al pubblico italiano l’arte contemporanea giapponese, oggi ancora poco conosciuta in Italia.

L’idea è di Nicola Ghiringhelli Forlani, un giovane entrepreneur che ha unito la sua passione per l’arte e per i viaggi e ha deciso di lanciarsi nel mercato dell’arte, proponendosi con una formula insolita di galleria che gli permette di essere flessibile, ma riconoscibile, che lo porta a muoversi verso il Giappone non appena può e allo stesso tempo a mantenere una presenza a Milano e in Italia.

Nicola Ghiringhelli Forlani, cresciuto fin da piccolo circondato dall’arte, dopo un percorso che ha unito formazione internazionale ed esperienze tra gallerie e case d’asta, ha avuto un’intuizione: puntare sull’arte contemporanea giapponese, scoperta frequentando fiere d’arte internazionali e approfondendo questo ambito attraverso una ricerca personale, lo studio del mercato e il monitoraggio delle aste. Dopo vari viaggi nella terra del Sol Levante, ha deciso quindi di trasformarla in una concreta forma di business, la Ghiringhelli Art Gallery.

La prima mostra che propone Refracted Worlds. Contemporary Japan Through Multiple Lenses,porta in Italia sette artisti giapponesi – Kohei Nawa, Yukie Ishikawa, Kenjiro Okazaki, Mr., Ayako Rokkaku, Yuji Ueda, Noritaka Tatehana – e un collettivo Chim↑Pom from Smappa!Group, inediti o quasi per il pubblico italiano e scelti personalmente da lui. Lavorano principalmente con la pittura, il disegno e la superficie, utilizzando metodi e linguaggi molto differenti fra loro: dalla stratificazione pittorica all’immagine pop, dal gesto corporeo alla mediazione ottica, fino alla materia e alla luce. L’obiettivo finale è quello di offrire al pubblico italiano un’esperienza nuova e accessibile dell’arte giapponese contemporanea, capace di generare interesse critico, dialogo internazionale e anche nuove opportunità di scoperta e collezione.

Il titolo del progetto, Refracted Worlds, introduce il tema della rifrazione: un raggio di luce che attraversa un prisma viene deviato e scomposto in più colori. Allo stesso modo il Giappone e la sua arte contemporanea sono in questa mostra intesi come il raggio di luce e i vari artisti rappresentano una rifrazione attraverso cui quella luce viene filtrata e trasformata: il risultato finale non è quindi un’unica immagine coerente, ma una pluralità di visioni che convivono e si completano a vicenda. L’esposizione non vuole quindi mostrare una singola tendenza o proporre una collettiva chiusa, ma costruire un dialogo tra pratiche diverse in cui ogni artista rappresenta un modo unico e specifico di intendere l’immagine nell’arte giapponese di oggi: superficie, tempo, gesto e trasformazione sono i temi comuni attorno a cui ruotano le varie sperimentazioni artistiche, in un percorso espositivo che unisce ricerca e leggibilità.

“Più che una collettiva, Refracted Worlds si configura come una struttura aperta, in cui ogni opera non aggiunge semplicemente un punto di vista, ma modifica le condizioni di visione delle altre. – afferma Nicola Ghiringhelli Forlani – La mostra non restituisce un’immagine del reale ma ne espone le modalità di costruzione.”

Il tema della superficie è protagonista delle opere di Kohei Nawa (1975), in cui ciò che vediamo è sempre mediato attraverso un filtro e che introduce il pubblico alla condizione fondamentale per cui l’atto del vedere è sempre un vedere attraverso qualcosa; le tele di Yukie Ishikawa (1962) raccontano invece un processo temporale stratificato, sono dipinti a cui lavora in momenti diversi della propria pratica in cui inchiostro e colore si stratificano e la superficie diventa campo di accumulazione dove passato e presente coesistono; Kenjiro Okazaki (1955) realizza opere ad altissima densità concettuale, collegando storia dell’arte, architettura, mitologia e geografica, mai operando d’impulso ma calibrando ogni segno.

L’immaginario pop legato alla cultura visiva di manga e anime che spesso si associa al Giappone è presente in mostra nelle opere di Mr. (1969) che è considerato un traduttore di queste tendenze e rivela come questa estetica sia un filtro attraverso cui desideri, traumi e aspettative sociali vengono mediati e normalizzati. Anche le opere di Ayako Rokkaku (1982) riflettono il suo contesto d’origine a cui si aggiunge una dimensione performativa e corporea che lo porta a dipingere direttamente con le mani e a trasformare la pittura in un atto fisico e immediato in cui il colore non è decorativo ma impulso emotivo.

Ancora Yuji Ueda (1975) utilizza la ceramica per mettersi in dialogo con la tradizione, lavorando con una tecnica classica che viene rivoluzionata introducendo materiali nuovi e diversi che creano risultati imprevedibili.

Chim↑Pom from Smappa!Group, fondato nel 2005, è uno dei collettivi più affermati in Giappone negli ultimi anni, noto per una pratica artistica apertamente politica che agisce nello spazio pubblico e nella sfera sociale. La serie A Hole Within a Hole, a cui appartengono le opere in mostra, è una metafora dell’assenza e suggerisce una realtà composta da livelli di invisibilità, in cui anche ciò che si svela resta parzialmente occultato. Infine,il lavoro di Noritaka Tatehana (1985) si fonda su una attenta riflessione della trasmissione della cultura giapponese nel presente e nelle sue opere elementi della tradizione vengono riattivati attraverso materiali e tecnologie contemporanee.

Refracted Worlds è una mostra costruita come un sistema di relazioni, in cui ogni artista restituisce a una prospettiva diversa della contemporaneità per confluire in un’esperienza strutturata, leggibile e al tempo stesso complessa. Una mostra che non vuole rappresentare la realtà tout court, ma evidenziare i processi di mediazione, trasformazione e connessione che costituiscono l’arte contemporanea giapponese.

BREAD

Dal 7 maggio al 28 giugno 2026 lo Spazio Messina di Fabbrica del Vapore a Milano ospita SACRED BREAD Le vie del pane, la mostra fotografica di Stefano Torrione, prodotta da Fabbrica del Vapore – Comune di Milano e da Massimo Pozzi Chiesa con Sinergia Venture. Un grande viaggio per immagini che attraversa geografie, culture e millenni di storia alla ricerca dei pani più antichi dell’umanità, quelli che ancora oggi vengono preparati secondo codici millenari.

Fotografo ed etnografo, Stefano Torrione ha intrapreso questo viaggio ispirato dalla lettura del libro Pane Nostro di Predrag Matvejević. Per oltre sei anni ha seguito quello che lui stesso definisce il “grande vagabondaggio del pane”, immergendosi nel cuore profondo delle civiltà mediterranee dove il pane continua a vivere nelle tradizioni più antiche, nei gesti tramandati di generazione in generazione, nei rituali quotidiani e nelle feste popolari.

Gabriel Bauret nel testo critico che accompagna la mostra scrive: “Per un fotografo che ha costruito gran parte del proprio lavoro sul viaggio e si muove con familiarità in culture molto diverse tra loro, esplorare la tradizione del pane e i territori che la riguardano è una scelta naturale”.

Con 77 fotografie in bianco e nero, Torrione accompagna il pubblico in un itinerario circolare di sedici tappe attorno al bacino del Mediterraneo, ripercorrendo le rotte ancestrali del pane: dalla Mesopotamia alle sponde del Mar Mediterraneo, dal Corno d’Africa all’Algeria e ai monti del Marocco, dalla Spagna alla Francia, fino all’Italia. Il viaggio prosegue poi attraverso Sarajevo, la Grecia del Monte Athos e giunge fino a Konya, antica città della Turchia dove è stato ritrovato il pane più antico del mondo.

Tre delle sedici tappe del progetto si trovano in Italia, in Sardegna, Sicilia e della Puglia dove il Pane Sacro assume un ruolo centrale, non solo per la sua posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, ma anche per il ruolo storico di crocevia di civiltà, tradizioni e culture che nei secoli hanno attraversato e plasmato questo mare. I pani rituali in tutte queste culture raccontano un patrimonio straordinario fatto di celebrazioni religiose, simboli e antichi saperi artigianali, in cui il pane è sempre stato molto più di un alimento.

Il pane è simbolo universale di vita, fede e condivisione: nato da un semplice impasto di acqua e farina e trasformato dal fuoco, è da millenni il nutrimento primario dell’uomo, ma è anche metafora dell’esistenza, rappresentando il lavoro, la fatica, la generosità e la ricompensa. Inoltre, nelle tre grandi religioni monoteistiche il pane assume una dimensione profondamente sacra. È consacrato nel Talmud per l’ebraismo, nella Bibbia per le religioni cristiana e ortodosso ed è menzionato nel Corano per l’Islam, diventando ponte spirituale tra l’uomo e il divino. È nel bacino del Mare Nostrum – dove millenni fa fu seminato il primo grano – che questa cultura continua a vivere ogni giorno: qui il Pane Sacro conserva sulla propria crosta i segni della storia e fotografarlo è come ritrarre e restituire l’Umanità.

Il progetto SACRED BREAD Le vie del pane si inserisce nella grande tradizione della Fotografia Umanistica, ispirata allo sguardo di autori come Larry Towell e Abbas. È una narrazione epica che attraversa popoli e territori, restituendo valore a quel patrimonio immateriale che spesso rimane nascosto all’ombra della modernità e che merita di tornare alla luce.

Per Stefano Torrione percorrere “la strada del pane” è una vera missione, guidata da una passione profonda e da uno spirito quasi rituale e il fotografo condivide quanto scrive Erri De Luca nella postfazione di Pane Nostro: «Il pane è un trattato di pace». In questa prospettiva SACRED BREAD diventa anche un invito a riflettere sui conflitti del nostro tempo, ricordando ciò che accomuna le culture più di quanto le divida.

La mostra è accompagnata da un libro edito da MI-HUB SRL che fungerà anche da partner per la parte di comunicazione. Altro partner fondamentale logistico è Italmondo Spa che fornirà il supporto per lo spostamento delle opere e degli allestimenti ed Artinstinct ecosistema in ambito artistico culturale, che si occupa di sviluppo informatico, media partnership, divulgazione, vendita, e gestione per gli artisti a 360° e che fornirà supporto tecnico e tecnologico per la mostra.