PICCANTISSIMA

Origini napoletane ma ormai diffusi in tutta la penisola, la caratteristica è la semplicità e il loro punto di forza è che sono salutari.  Ebbene si, spaghetti aglio, olio e peperoncino. La loro preparazione è estremamente semplice, una volta cotta la pasta si aggiunge un soffritto costituito appunto da aglio, olio, peperoncino e in alcuni casi anche da alici salate. Si mette alla fine una spolverata di prezzemolo. A Napoli vengono chiamati anche “vermicelli alla Borbonica”. In passato una variante di questo piatto si chiamava “spaghetti alle vongole scappate” in quanto le vongole erano in realtà assenti e alla base di aglio,olio ,prezzemolo, peperoncino venivano aggiunti dei sassolini raccolti dalla spiaggia che una volta in padella contribuivano a dare il sapore di mare. Un piatto salva cena, povero, ma che restituisce un esperienza estremamente appagante e intensa in grado, visto la natura salutare degli ingredienti, di arrivare dritta al cuore in tutti i sensi… questo ed altro su Instagram @juri_spankhmayer_bassani

SI LO VOGLIO

Siamo nel Lazio con uno dei dolci più invitante che ci sia, il maritozzo. Ottenuto impastando farina, burro, miele, uova e sale, viene poi tagliato nel mezzo e farcito con panna montata e talvolta anche con uva, pinoli e scorza d’arancio candita. Una brioches in procinto di esplodere da un momento all’altro con effetto devastante al palato e  conseguente ed inevitabile innalzamento dell’umore. L’origine risale all’antica Roma in cui l’usanza, era di offrire questo dolce alla fidanzata prima della fatidica proposta, non a caso colui che lo proponeva veniva appunto chiamato in modo burlesco “maritozzo”. Spesso al suo interno venivano nascosti doni, come gioielli o magari, il tipico anello di fidanzamento. Non ci è dato sapere quante abbiano detto di sì, ma indipendentemente da questo, il dolce veniva sicuramente mangiato tutto. Questo ed altro su Instagram @juri_spankhmayer_bassani

DOMENICA ITALIANA

Oggi  voglio parlarvi di una classica domenica italiana, dove in tutta la penisola, è probabile che siano presenti sulle tavole i cannelloni. Vengono Preparati anche nelle occasioni festive, ad esempio al pranzo di Pasqua, sono ormai diffusi in tutto il mondo con il particolare tipo di pasta a forma cilindrica e con un ripieno salato che può essere a base di carni tritate o di ricotta e spinaci. Il tutto viene poi ricoperto con un sugo di pomodoro e inondato di besciamella cremosa, per essere poi cotto in forno.  Pochi minuti, e la cucina sarà pervasa da un profumino indistinguibile che stimolerà immediatamente l’acquolina, nell’attesa di uno dei piatti completi che in poco tempo danoo senso di sazietà. La prima forchettata è una gioia per gli occhi appena tagliati rilasceranno subito il loro cremoso e caldo ripieno e in bocca sarà un tripudio di sapori ben bilanciati tra loro. È difficile non fare il bis, ma una raccomandazione… lasciate un po’ di spazio anche per il dolce.  Questo ed altro su Instagram @juri_spankhmayer_bassani

DOLCE E SALATO

Sardegna, in riva al mare, dopo una soddisfacente cena arriva il momento del dolce,  eccolo! Bocconcini dall’aspetto turgido, adagiati in un letto di miele di castano dal tipico colore scuro che  emanano  un profumino dolcissimo a dir poco, invitante, ma che trae in inganno. Assaggiandoli, ci rendiamo immediatamente conto che all’interno della sfoglia  di semola e strutto fritta è presente non un ripieno dolce, ma bensì del pecorino sardo. Ancora più sorprendente è che questi ingredienti così diversi tra loro legano in modo perfetto, creando un connubio dolce salato. La nota acidula del pecorino si sposa in armonia con la scorza di limone e viene placata dalla dolcezza dello zucchero e del miele che conferisce al tutto una leggera nota amarognola. Un capolavoro culinario italiano, che non ha eguali, e si può trovare solamente nella bella isola sarda. Bontà, golosità, stupore, appagamento, sensazioni racchiuse in una sola parola “Seada”. Questo ed altro su instagram @juri_spankhmayer_bassani

DAL SUD

Oggi celebriamo uno dei prodotti tipici del sud Italia il caciocavallo. Ne esistono numerose varianti ma tutte accomunate dalla caratteristica forma a pera che ha contribuito a renderlo unico nel vasto panorama caseario del nostro bel paese, un formaggio stagionato a pasta filata prodotto con latte di vacca con l’aggiunta solamente di caglio, fermenti lattici e sale. Viene essiccato su di una trave appeso appunto “a cavallo” e la strozzatura appare in corrispondenza del punto di appoggio della trave stessa. In base alle erbe aromatiche di cui si nutrono le vacche destinate alla sua produzione presenterà un sapore e un gusto particolare tipico della zona. In cucina gli utilizzi sono molteplici, si può consumare puro alla piastra o renderlo uno degli ingredienti principali di un buon risotto o un piatto di pasta. Il suo sapore intenso non passa di certo inosservato si lega perfettamente agli altri ingredienti pur predominando su di loro. Fa impazzire molti e più che una pera ricorda un 8, come il voto minimo da cui partire per giudicare una ricetta che lo vede come protagonista . Questo ed altro su Instagram @juri_spankhmayer_bassani

CONCHIGLIETTE SARDE

Siamo in Sardegna di fronte a uno  dei suoi  piatti più iconici, i malloreddus o “gnocchetti sardi”. Un tipo di pasta fatto di farina di semola e acqua, dalla tipica forma di conchiglie rigate. La particolarità di questo piatto è che si può preparare con salse diverse, ma la variante che va per la maggiore è quella alla campidanese. Viene l’acquolina solo a pensarlo, salsiccia sarda e a pezzetti soffritta nell’olio con la cipolla tritata, che profumino… il tutto viene lessato per circa un’ora nella salsa di pomodoro e 10 minuti prima della  fine della cottura vengono aggiunti dei pistilli di zafferano. Al ragù si aggiunge del pecorino sardo grattugiato, un gusto intenso che non lascia scampo. La pasta di piccole dimensioni, si fa quasi da parte, per esaltare il condimento i cui componenti legano perfettamente fino a creare un capolavoro di sapore che lascerà inevitabilmente soddisfatti. Ecco un appuntamento gastronomico, la cui fine, si tradurrà necessariamente in un arrivederci. Questo ed altro su Instagram @juri_spankhmayer_bassani

UN LINGOTTINO

Nato a Torino e diffuso in tutto il globo ecco il Gianduiotto.  Una sorta di lingottino racchiuso da una sottilissima e iconica carta dorata, una sorta di divisa oramai e dalla forma di barca rovesciata. È composto da una cioccolata chiamata Gianduia che si ottiene impastando lo zucchero e il cacao con la nocciola Tonda  Gentile del Piemonte molto famosa per la sua qualità. Nato durante il periodo del blocco napoleonico dall’esigenza di sostituire il cacao che scarseggiava con un prodotto molto più economico e diffuso sul territorio, la nocciola appunto. Presentato al pubblico per la prima volta in occasione del carnevale nel 1865 dalla maschera  torinese Gianduia che lo distribuiva per strada. La combinazione tra cacao e pasta di nocciole lo rende unico, è difficile se non impossibile fermarsi al primo. Si dice sempre che l’abito non fa il monaco, ma per lui questo non vale. Una volta estratto dalla sua carta dorata capirete subito di avere tra le mani un piccolo  vero e proprio  tesoro della pasticceria italiana…
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DOLCI PER PAPA’

Tipico della Campania ma del meridione in generale con molte varianti, questo dolce viene preparato in onore della festa di San Giuseppe e servito generalmente nella festa del papà. Da qui il nome di Zeppola di San Giuseppe. Costituito da farina, zucchero, uova, olio di oliva e crema pasticcera guarnito poi con amarene sciroppate per decorazione. Un dolce dalla buona presenza scenica che costituisce il finale perfetto di una cena o un buon pranzo in famiglia. Un’esplosione di gusto estremamente sostanziosa che non risulta tuttavia pesante per via delle dimensioni contenute. La leggenda narra che San Giuseppe in fuga con  la moglie Maria e il figlio Gesù verso l’Egitto per sopravvivere e garantire il sostentamento della famiglia si fosse improvvisato “frittellaro”. Una visione sicuramente poetica che non fa altro che rendere giustizia alla figura di tutti i padri d’Italia che quel giorno dopo averlo mangiato sarà perché avranno la pancia piena, o per l’improvvisa esplosione di zuccheri, saranno accomunati  da un’espressione che trasuderà orgoglio e serenità. Non sapremo mai se sarà merito suo, ma di certo la zeppola  era presente. Coincidenza?  Questo ed altro su Instagram@juri_spankhmayer_bassani

DOLCE SORRISO

Croccante fuori e morbida dentro. Sono le caratteristiche principali di questo capolavoro campano, la pastiera napoletana. Costituita da pasta frolla farcita con un impasto di ricotta o di crema pasticcera a seconda delle versioni, canditi, uova, zucchero e grano bollito nel latte. Vengono poi aggiunti scorze di arancia, vaniglia e acqua di fiori d’arancio.I più golosi ci aggiungono anche il cioccolato bianco. Superfluo dirvi quanto sia buona. La differenza di consistenza tra la crosta esterna e il ripieno contribuisce a darle quel senso di turgidità che la contraddistingue, e perfetta per concludere col botto il tipico pranzo pasquale. Tipico dolce di questo periodo ma oramai la si può trovare tutto l’anno e non solo nelle rinomate pasticcerie napoletane. La leggenda narra che Maria Teresa d’Asburgo-Teschen, seconda moglie di re Ferdinando II di Borbone, soprannominata “la Regina che non sorride mai” quando ne provò una fetta non poté far a meno di sorridere, da qui nasce il termine partenopeo “magnatell’na risata”. Non so voi ma, senza scomodare la regina, io comincio a sorridere… Questo ed altro su instagram @juri_spankhmayer_bassani

TROVATA GENIALE

Dorata, croccante fuori con un’anima soffice e filante dentro . Siamo in Campania e stiamo parlando della mozzarella in carrozza. Due fette di pane in cassetta intinte nell’uovo e nel latte, a volte anche passate nella farina e pan grattato e infine fritte, che abbracciano amorevolmente degli strati di morbida mozzarella. Un antipasto estremamente goloso che nel giro di poco tempo è diventato famoso in tutta Italia. Il contrasto tra la crosta esterna e la morbidezza del suo cuore interno sono euforia per il palato. Spezzando una fetta in due e rivelando l’anima filamentosa l’esperienza è ancora più appagante. Originario di Napoli questo piatto è nato dalla necessità di riutilizzare la Mozzarella avanzata. Questo la dice lunga sull’ingegno degli amici napoletani che hanno dimostrato per l’ennesima volta quali meraviglie siano in grado di fare con la mozzarella… Questo ed altro su Instagram @juri_spankhmayer_bassani