LIRICA

Un’opera lirica originale pensata per celebrare i valori delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026: ‘I Giochi di Orobea’ andrà in scena al Teatro Lirico ‘Giorgio Gaber’ di Milano il 4 febbraio 2026 alle ore 20.00, alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi.

Inserita ufficialmente nel programma dell’Olimpiade Culturale 2026, il cartellone artistico che accompagnerà il Paese verso i Giochi, il melodramma nasce dall’Orchestra Antonio Vivaldi (attiva in Valtellina e Lombardia) sotto la direzione musicale del Maestro Lorenzo Passerini, con musica e libretto di Andrea Portera. Le registe sono Stefania Giorgia Butti e Livia Lanno, affiancate da scenografia, costumi e luci di un giovane team creativo.

Scritta su un’ispirazione nata in Valtellina, che con le sue località ospiterà oltre 30 gare medagliate previste dal programma sportivo di Milano Cortina 2026, l’opera è ambientata in un mondo immaginario sospeso tra città e montagne.

VETTE

Inaugurata oggi al Museo Nazionale Palazzo Besta di Teglio (Sondrio) la mostra ‘Vette. Storie di sport e montagne’, progetto espositivo inserito nel programma ufficiale dei Giochi della Cultura di Regione Lombardia e dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 che racconta il legame profondo tra sport, territorio alpino e trasformazioni sociali. Alla cerimonia inaugurale ha partecipato l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso.

“Questa mostra – ha affermato l’assessore Caruso – mostra come lo sport abbia inciso profondamente sulla vita delle valli alpine. A Teglio è possibile scoprire materiali preziosi che raccontano in che modo gli sport invernali abbiano trasformato territorio, economia e abitudini locali. Palazzo Besta diventa così un riferimento dell’Olimpiade Culturale in Valtellina, un luogo dove comprendere in modo concreto il legame tra sport, montagna e identità, con uno sguardo anche al futuro delle Alpi. L’allestimento mette in dialogo documenti storici e linguaggi contemporanei, offrendo chiavi di lettura accessibili a pubblici diversi. È un’opportunità per avvicinare visitatori e famiglie alla storia culturale delle nostre montagne in vista del grande appuntamento olimpico”.

Promossa con il sostegno di Regione Lombardia, la mostra, aperta fino al 30 agosto (martedì-sabato: 9:30-13 / 14-16:30), è realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna ‘Duca degli Abruzzi’ di Torino, con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce, con il contributo della Fondazione Olympic Foundation for Culture and Heritage e grazie alla partecipazione di collezionisti, associazioni ed enti locali.

Il percorso, curato da Rosario Maria Anzalone, responsabile della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, e Silvia Anna Biagi, direttrice di Palazzo Besta, si sviluppa negli spazi interni ed esterni del palazzo rinascimentale e si articola attorno a tre nuclei tematici: la storia dei Giochi Invernali, la nascita dell’immaginario alpino moderno attraverso la grafica pubblicitaria, l’evoluzione dello sci e dell’attrezzatura da montagna, con uno sguardo particolare al ruolo delle donne, filo conduttore dell’intera esposizione.

Manifesti storici, immagini, video, cimeli olimpici e paralimpici, fotografie d’epoca, oggetti della vita quotidiana e installazioni contemporanee restituiscono la montagna come protagonista di una trasformazione che ha cambiato economie, stili di vita e identità delle comunità alpine. Particolare rilievo è dato alla memoria del territorio, in dialogo con il progetto ‘Siamo Alpi’ promosso dalla Provincia di Sondrio, e alla presenza dell’arte contemporanea nel giardino del palazzo con le opere site-specific di Luca Conca e Vincenzo Martegani.

RAI IN FIERA

“Una giornata molto importante che parte da lontano, l’insediamento della nuova Rai in Fiera rappresenta un passaggio epocale. Perché rimette Milano e la Lombardia al centro e dimostra la volontà di mantenere Milano e la Lombardia punti di riferimento delle produzioni nazionali e dell’informazione territoriale”. Così il presidente della Giunta regionale, Attilio Fontana, oggi alla posa della prima pietra inaugurale del nuovo edificio che a partire dal 2029 ospiterà il nuovo centro di produzione multimediale Rai a Milano.

“Mai come in questo momento l’informazione è importante – ha aggiunto il presidente Fontana – perché  i cittadini vogliono notizie costanti e precise di quel che avviene nel territorio e delle scelte delle istituzioni. Dove tutto iniziò, qui ricomincia: gli investimenti tecnologici e l’efficientamento degli impianti di cui Rai ha bisogno ripartono dal nostro territorio. Notevoli poi sono state collaborazione e dialogo in questi anni tra noi rappresentanti delle istituzioni, aspetto che va oltre ogni rappresentanza politica. Con il sindaco Sala abbiamo voluto lavorare insieme, al di là di tutte le differenze”.

La Rai dunque torna in Fiera. Con la posa della prima pietra del nuovo edificio, che ospiterà il nuovo centro di produzione multimediale Rai, è stato presentato ufficialmente questa mattina il progetto, che rientra nel piano di interventi di rigenerazione urbana dell’area del ex Fiera voluti da Fondazione Fiera Milano per valorizzare il proprio patrimonio immobiliare. L’operazione, con un investimento complessivo di 120 milioni di euro da parte di Fondazione Fiera, prevede la realizzazione di un complesso immobiliare che sarà locato a Rai per i nuovi uffici e il centro di produzione.

Il cantiere nell’area tra via Colleoni e via Gattamelata su cui sorgerà il nuovo centro di produzione televisiva di circa 65.000 metri quadrati di superficie totale è stato inaugurato alla presenza di Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, Giampaolo Rossi, amministratore delegato Rai, Giuseppe Sala, sindaco di Milano. Al di sopra di un piano interrato comune adibito prevalentemente a parcheggi, saranno realizzati un edificio per uffici di 15 mila metri quadrati distribuiti su 6 livelli fuori terra e spazi polifunzionali all’avanguardia, che ospiteranno 10 sale di registrazione da 290 a 1500 metri quadrati.

Il progetto nasce dall’accordo tra Fondazione Fiera Milano e Rai, siglato nel dicembre 2023, che prevede la locazione del nuovo complesso immobiliare per una durata di 27 anni e consentirà a Rai di concentrare in un unico polo produttivo le attività e di disporre di un asset sviluppato secondo criteri di ecosostenibilità. L’edificio, progettato da Lombardini22 e realizzato da CMB in RTI con Gianni Benvenuto Spa, risponderà agli standard LEED Gold e CAM (Criteri Ambientali Minimi) e avrà una struttura ad elevate prestazioni termiche ed acustiche.

Un progetto ambizioso che torna a dare vita a una continuità storica, professionale e anche culturale, riportando la Rai negli spazi della Fiera e rinnovando una collaborazione cominciata nel secondo dopoguerra. Già per la Fiera Campionaria del 1947 all’ingresso di Porta Domodossola, fra le due palazzine degli Orafi, viene installata la prima antenna per le trasmissioni sperimentali. Nella Campionaria del 1952 iniziarono invece le prime trasmissioni televisive, che furono una vera e propria prova generale del primo sistema radiotelevisivo nazionale, che inizierà a trasmettere regolarmente il 3 gennaio 1954 dagli studi di corso Sempione. Negli anni successivi, agli studi di corso Sempione si affianca un padiglione della Fiera concesso in affitto permanente, dove viene costruito un vero e proprio centro di produzione, che comprendeva 3 studi di registrazione. Storica la frase delle annunciatrici ‘in diretta dagli studi della Fiera di Milano trasmettiamo…’.

Gli interventi di rigenerazione dell’area urbana finanziati da Fondazione Fiera Milano, in cui rientra il progetto del nuovo complesso immobiliare, prevedono come oneri a scomputo anche la riqualificazione degli spazi di Piazza Gramsci e la valorizzazione dell’accessibilità di Piazza Gino Valle.

“Quella di oggi – ha detto il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti – non è soltanto la posa di una prima pietra: è un ritorno al futuro. Qui, dove la Rai è partita, oggi torna per costruire non solo un edificio, ma un’infrastruttura culturale e industriale. Un progetto che rappresenta il completamento del piano di interventi di rigenerazione urbana dell’area dell’ex Fiera, voluto da Fondazione Fiera Milano per valorizzare il proprio patrimonio immobiliare e metterlo al servizio dello sviluppo della città. Un luogo in cui si produrranno contenuti, ma soprattutto identità, inserendo il servizio pubblico nel cuore di un ecosistema che connette persone, imprese, idee e culture, da cui l’Italia continuerà a raccontarsi al mondo”.

 “Una giornata simbolo – ha dichiarato Giampaolo Rossi, amministratore delegato Rai – della grande trasformazione che Rai sta compiendo per affacciarsi al futuro con visione e spinta innovativa. Milano è nella storia della Rai e nella storia della televisione, sin da quel 3 gennaio 1954, giorno in cui furono inaugurate le regolari trasmissioni televisive. La prima pietra che poggiamo oggi per il nuovo Centro di Produzione raccoglie questo testimone storico. Nel solco di questi straordinari decenni oggi ci affacciamo al futuro e lo facciamo interpretando al meglio le esigenze mutate e i cambiamenti in atto. Il nuovo Centro di Produzione milanese viene costruito con i più avanzati criteri tecnologici, di sostenibilità, in linea con le nuove modalità di lavoro, per garantire una migliore efficienza economica, funzionale e ambientale. Un’ operazione coerente con i grandi obiettivi del nostro nuovo Piano Industriale che consentirà a Rai di confermare la propria centralità tra i grandi broadcaster internazionali”.

“Oggi, con la posa della prima pietra del Centro di produzione della Rai in Fiera, si dà avvio a un’opera di cui la stessa Rai, Milano e il paese hanno bisogno – ha detto il sindaco di Milano Beppe Sala –  per rispondere in maniera più efficace alle sfide della contemporaneità, anche sotto il profilo dell’offerta multimediale di informazione e intrattenimento. Si tratta di un progetto ambizioso che, grazie alla partnership tra Rai e Fondazione Fiera Milano, permetterà di compiere un’ulteriore e importante tappa nella rigenerazione urbana dell’area. Con un edificio moderno, funzionale e sostenibile, oggi la Rai torna alle sue origini, non per rimpiangere il tempo che fu, ma per proiettarsi in un futuro sempre più dinamico e sfidante, con spazi e strumenti adeguati”.

“L’aggiudicazione della gara per la realizzazione del nuovo Centro di Produzione Rai di Milano – dichiarano Emiliano Cacioppo di CMB e Ambrogio Gianni di Gianni Benvenuto Spa, la RTI aggiudicataria della gara – rappresenta un risultato di grande rilievo e motivo di profondo orgoglio. Si tratta di un progetto strategico, complesso e altamente qualificante, che unisce dimensione industriale, innovazione tecnologica e attenzione alla sostenibilità ambientale. Metteremo a disposizione di Fondazione Fiera Milano e Rai tutta la nostra esperienza nella gestione di opere ‘chiavi in mano’, assicurando elevati standard qualitativi, il rispetto dei tempi contrattuali e un approccio costruttivo improntato alla collaborazione e alla responsabilità”.

WATER AND PEAKS

In occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, la Sala delle Colonne in Fabbrica del Vapore a Milano ospita, dal 12 febbraio al 6 aprile 2026, Silvia De Bastiani – Water and Peaks. An Olympic Journey Through the Alps, una mostra ideata appositamente per i temi e i territori che ospiteranno le Olimpiadi Invernali, in cui la pittura diventa strumento immersivo, emozionale e scientifico.

La personale, curata da Vera Agosti, è prodotta da Fabbrica del Vapore – Comune di Milano e dalla Fondazione Federica Galli ETS ed è stata resa possibile grazie al contributo di Alps.

Esposti 30 acquerelli, anche di grandissime dimensioni, 2,3 x 4,5 metri, dedicati ai luoghi delle Olimpiadi invernali. La pittura come linguaggio vivo per raccontare le montagne di Milano Cortina. Compaiono inoltre alcuni album preziosi dedicati agli studi e alla didattica, nonché fotografie dell’artista al lavoro. Il progetto espositivo e l’allestimento, firmati dall’architetto Michele Piva, puliti ed essenziali, sono di grande fascino e impatto e sottolineano il virtuosismo dell’artista. Il percorso è amplificato dalla presenza di una video-installazione prodotto da Alps che accompagna il pubblico alla scoperta dello sguardo peculiare dell’artista.

Silvia De Bastiani (Feltre, 1981), vive e lavora nella valle del Primiero, tra le Dolomiti trentine. È tra le più raffinate interpreti del paesaggio alpino contemporaneo, realizza acquarelli monumentali dipinti en plein air, spesso in condizioni estreme, che offrono allo spettatore un’esperienza avvolgente e multisensoriale: la pittura diventa un luogo dove si depositano luce, temperatura, silenzio, odori e vibrazioni raccolti nelle lunghe ore trascorse in montagna. È anche un viaggio interiore dell’artista che, attraverso il lento lavoro delle velature, svela e dispiega mondi emotivi, invitando lo spettatore a lasciarsi attraversare da quelle sensazioni e riflessioni che accompagnano la sua vita creativa, le stesse che, in modi diversi, appartengono a ogni essere umano nel proprio attraversare l’esistenza. Il virtuosismo tecnico è l’elemento che sorprende e conquista ed è uno dei tratti distintivi dell’artista feltrina. La sua capacità di dominare l’acquerello su grandi formati e all’aperto le consente di raggiungere una profondità espressiva che richiama i grandi Maestri del passato, ma la sua pittura non è solo abilità: è interpretazione, ascolto, rielaborazione, una sintesi che permette anche al visitatore meno esperto di cogliere l’essenza del paesaggio alpino. Nelle sue opere, la montagna non è solo soggetto, ma linguaggio identitario. Le Dolomiti, le cime venete e trentine, ma anche le Alpi lombarde, piemontesi, valdostane e svizzere diventano materia viva, colta con un approccio quasi scientifico alla morfologia, alla geologia, alla vegetazione e ai mutamenti atmosferici. Una pittura che unisce rigore e poesia, precisione e contemplazione.

Vera Agosti, curatrice della mostra, critico e storico dell’arte, spiega come la relazione di Silvia De Bastiani con la montagna sia intima e assolutamente personale. L’artista ricerca una connessione totale con l’elemento montano, dove nelle sue escursioni trova il silenzio e la meraviglia della natura, uno stupore che riesce ad esprimere solo attraverso la pittura. I monti vengono trasfigurati, grazie alla partecipazione e al coinvolgimento diretto, riuscendo ad andare oltre la mera rappresentazione, in un susseguirsi di pennellate filtrate dai propri processi interiori. Affine allo spirito che mosse John Ruskin, o i viaggiatori dell’Ottocento, armati di taccuino e acquarelli, alla scoperta delle Alpi, su tutti l’alpinista e pittore tedesco Edward Theodore Compton, la De Bastiani si riconosce in molte scelte stilistiche anche nella rappresentazione del Mont Sainte Victoire di Paul Cézanne. La montagna come ossessione e scomposizione geometrica, quasi architettonica.

Il progetto espositivo nasce per riflettere sull’ambiente che accoglierà i prossimi Giochi Invernali, un territorio magnifico ma fragile, oggi più che mai al centro delle trasformazioni climatiche e ambientali. Il lavoro di Silvia De Bastiani ricorda che la pittura è ancora un linguaggio potente: capace di emozionare, fare riflettere e restituire, con una forza unica, la complessità di un territorio che merita cura, conoscenza e rispetto. La mostra intende valorizzare gli ambienti che ospiteranno le Olimpiadi Invernali, offrendo al pubblico una riflessione artistica che è anche culturale, naturalistica e ambientale.

L’esposizione sarà accompagnata da un’offerta didattica da 0 a 99 anni: un laboratorio creativo per i più piccoli in cui con materiali di recupero naturali sarà plasmato un ambiente montuoso ricoperto di neve e un altro più articolato e sperimentale: attraverso l’impiego di spezie e di altri ingredienti di origine naturale verranno ottenute cromie naturali, valorizzando le proprietà pigmentanti degli alimenti stessi. Ancora, grazie alle fragranze per ambienti di Alps, agli orizzonti mozzafiato e all’intimità dei sottoboschi, la mostra propone un’esperienza immersiva tra le opere di Silvia De Bastiani in orari di chiusura, per beneficiare di sessioni di meditazione di gruppo dedicate.

Infine, sono allo studio una o più masterclass di pittura e didattica, guidate dall’artista e rivolte a un pubblico esperto, con l’ausilio dei materiali Windsor & Newton.

 LA SFIDA

Al Palazzo del ghiaccio di Milano l’edizione 2026 del ‘Forum internazionale del turismo’ organizzato dal Ministero del Turismo in collaborazione con Enit. I lavori aperti dal presidente del Senato Ignazio La Russa e da un video messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stato caratterizzato dagli interventi, tra gli altri, del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e dell’assessore regionale a Turismo Marketing territoriale e Moda Debora Massari. Presente anche il ministro del Turismo Daniela Santanchè che ha ricordato anche i due ambasciatori della moda recentemente scomparsi, Giorgio Armani e Valentino Garavani.

“La Lombardia – ha spiegato il presidente Fontana – è diventata una regione sostanzialmente turistica quindi non più come una volta basata su un turismo di business ma una regione che sa attirare per i propri laghi, le montagne, le città d’arte: il turismo è una grandissima opportunità anche di carattere economico per la nostra regione”. “Le Olimpiadi – ha aggiunto – saranno un’ulteriore spinta per far conoscere meglio i nostri territori, per far conoscere le nostre capacità di organizzare, di accogliere, di offrire delle vacanze eccellenti”.

Sulle bellezze sconosciute, i borghi caratteristici e le qualità della Lombardia, il focus dell’assessore Massari.

“Questo – ha sottolineato Debora Massari – è un  forum molto importante per la nostra regione, una regione che è già ricca perché ha già tanto di suo: ha città,  borghi,  montagne, laghi, cultura, quindi un turismo integrato”. “Ci sono poi – ha sottolineato – borghi da scoprire, quindi, anche per questo, stiamo puntando verso la destagionalizzazione. La Lombardia è pronta”.

CIOCCOLATO

Palazzo Lombardia si prepara a diventare il palcoscenico di un’impresa da record. Domenica 25 e lunedì 26 gennaio, la Regione ospiterà ‘The Winter Games Express’, il progetto internazionale che punta a entrare nel Guinness World Record come la scultura di cioccolato più lunga del mondo: un imponente treno di 55 metri per 23 quintali di peso.

L’opera, che celebra simbolicamente la corsa verso le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, è stata realizzata da maestri pasticceri italiani e maltesi affiancati dai giovani studenti delle scuole e dei centri di formazione professionale (CFP).  Sarà esposta in Piazza Città di Lombardia dal 25 al 27 gennaio.

In occasione della messa in opera del treno, domenica 25 gennaio il Belvedere al 39° piano di Palazzo Lombardia sarà aperto al pubblico con ingresso libero dalle ore 10 alle ore 18 (accesso dal Nucleo 1). Chi verrà avrà l’opportunità unica di ammirare il panorama della città e, contemporaneamente, assistere dal vivo in Piazza Città di Lombardia alle fasi cruciali di assemblaggio delle sezioni del treno, incontrando i pastry chef protagonisti del progetto.

Il momento più importante è previsto per lunedì 26 gennaio alle ore 12 con la misurazione ufficiale per il Guinness World Record alla presenza del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Prevista la partecipazione del ministro del Turismo, Daniela Santanchè.
Interverranno a presentare l’opera Andrea Bonati, presidente CAPaB (Consorzio Pasticceri di Bergamo), Luigi Groli, presidente CPA (Consorzio Pasticceri Brescia), Pierre Fenech, AD ITS Malta (Institute for Tourism Studies – Istituzione governativa), e Andrew Farrugia, pastry chef ITS Malta.

L’iniziativa, inserita nelle ‘Olimpiadi per la Cultura’, ha una forte impronta solidale: durante gli eventi saranno vendute speciali tavolette di cioccolato dedicate al ‘Winter Games Express’ e parte del ricavato sarà devoluto all’Associazione Cure Palliative ODV-ETS di Bergamo e allo St. Michael Hospice di Santa Venera (Malta), due realtà impegnate nell’assistenza alle persone gravemente malate nella fase finale della vita.

SISTEMI EDUCATIVI

Missione istituzionale a Londra per l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, Simona Tironi, per partecipare al BETT di Londra, il principale appuntamento internazionale dedicato alla tecnologia educativa.
Non una semplice fiera, ma un osservatorio globale sul presente – e soprattutto sul futuro – dell’apprendimento: è proprio in contesti come questo che si misurano le scelte che incidono sul futuro dei sistemi educativi.
In questo scenario, l’assessore Tironi e la delegazione regionale hanno svolto un ruolo attivo di confronto e indirizzo, portando l’esperienza del territorio lombardo nei dialoghi con i principali attori internazionali dell’EdTech e raccogliendo elementi concreti per orientare le politiche educative dei prossimi anni.

Al centro degli incontri, Google for Education, interlocutore primario nel dialogo internazionale sull’evoluzione dei modelli didattici. Accanto a Google, anche momenti di confronto con LEGO® Education e Arduino, realtà che da tempo lavorano sull’apprendimento pratico, sulla creatività applicata e sul pensiero computazionale.

“Il segnale che emerge da Londra – ha commentato l’assessore – è netto: Regione Lombardia intende consolidare una posizione di avanguardia nell’aggiornamento del sistema educativo, con uno sguardo rivolto al futuro ma radicato nella qualità della formazione. Un approccio che non si limita ad adottare soluzioni, ma che punta a comprenderle, testarle e adattarle al contesto reale delle scuole e dei territori, ridisegnando il rapporto tra scuola, tecnologia e lavoro”.

Il BETT riunisce istituzioni, educatori e innovatori ed è un luogo in cui si intrecciano visioni, modelli e responsabilità. Si parla di intelligenza artificiale, robotica, realtà virtuale, ma il punto non è mai la tecnologia in sé. “La questione è più profonda – ha sottolineato – e riguarda la nostra capacità di preparare scuole e docenti ai cambiamenti in un contesto in cui gli strumenti evolvono più velocemente delle regole, delle competenze e delle consuetudini”.

“Un’attenzione particolare – ha continuato – è stata riservata al sistema ITS, oggi uno degli snodi strategici per la competitività del territorio e per la formazione tecnica e professionale. Un percorso all’avanguardia che va oltre la semplice disponibilità di strumenti e la fornitura a condizioni agevolate: l’obiettivo è definire criteri, metodologie e competenze per introdurre l’AI nella didattica in modo consapevole, misurabile e sostenibile”.
Elemento centrale del progetto è la formazione dei docenti. La prospettiva è quella di costruire una best practice validata, capace di diventare un riferimento non solo per la Lombardia, ma per l’intero sistema scolastico nazionale.

“Un altro passo – dice ancora Tironi – dopo il recente viaggio negli Stati Uniti, che ha coinvolto anche alcuni ITS Lombardi, con una visita alla sede centrale di Google for Education. Un’esperienza che rafforza il dialogo tra territorio, scuola e innovazione globale, mantenendo saldo il punto di vista italiano”.

La missione istituzionale a Londra testimonia la strategia di Regione Lombardia che guarda lontano senza perdere contatto con la realtà delle scuole. “Essere protagonisti – ha concluso – in un contesto in cui il futuro dell’educazione prende forma e riportare quella complessità dentro politiche pubbliche concrete è il nostro impegno”.

WEB APP

Una web app all’ADI Design Museum di Milano dedicata ai visitatori per consentire di costruire percorsi personalizzati in base ai propri interessi e preferenze, accedendo a contenuti informativi e approfondimenti, così da rendere la visita al museo più semplice, autonoma e accessibile anche per le persone con disabilità, migliorando allo stesso tempo la qualità dei servizi e l’attenzione verso il pubblico.

Questo l’obiettivo del progetto avviato dall’ADI Design Museum in collaborazione con ‘RnB4Culture’ e illustrato oggi nella sede del museo alla presenza dell’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso.

L’iniziativa è stata realizzata nell’ambito di ‘InnovaCultura’, il programma promosso da Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Unioncamere Lombardia, che sostiene progetti capaci di rinnovare concretamente l’offerta dei luoghi della cultura lombardi attraverso la digitalizzazione.

“Abbiamo voluto – ha spiegato l’assessore Caruso – introdurre nuovi strumenti digitali pensati per accompagnare i visitatori durante il percorso museale, consentendo una visita più intuitiva e personalizzata. Attraverso il proprio smartphone, il pubblico può orientarsi negli spazi, scegliere i contenuti da approfondire e costruire itinerari in base ai propri interessi, con particolare attenzione alla collezione permanente”.

“Grande attenzione – ha aggiunto – è stata data inoltre all’accessibilità, favorendo una maggiore autonomia anche per le persone con disabilità intellettivo-sensoriali, contribuendo a ridurre le barriere rendendo l’esperienza più inclusiva. Con l’adozione di queste soluzioni ADI Design Museum risponde in modo efficace alle sfide della trasformazione digitale nel settore culturale”.

L’applicazione integra funzionalità avanzate che vanno oltre la tradizionale audioguida, permettendo di orientarsi facilmente negli spazi museali e ricevere informazioni sugli oggetti esposti. La possibilità di consultare le audioguide direttamente dal proprio smartphone, tramite QR code posizionati lungo il percorso, contribuisce ad abbattere le barriere di accesso.

“InnovaCultura – ha concluso l’assessore – si conferma così un modello unico in Italia.

ARTE POVERA

La Galleria Gracis presenta Obiettivo, Arte Povera. Un viaggio nell’arte dal 1968, una mostra personale del fotografo Paolo Mussat Sartor (Torino, 1947) che attraverso i suoi scatti ha raccontato l’Arte Povera e la scena internazionale dell’arte moderna e contemporanea a cavallo degli anni ’70, restituendoci una lettura critica del lavoro degli artisti che va oltre il semplice racconto e si fa testimonianza autentica e vibrante di quell’epoca eroica.

Il titolo dell’esposizione racchiude in sé le parole chiave che sono il fil rouge del progetto. L’obiettivo è quello della macchina fotografica di Mussat Sartor che si fonde con il suo sguardo e la sua visione della realtà. I Viaggi evocano la serie di fotografie scattate dall’abitacolo della sua auto tra gli anni ’70 e ’90, quando attraversava l’Europa per documentare mostre e artisti.

Alla Galleria Gracis saranno esposte circa 30 immagini di Mussat Sartor che ritraggono i principali protagonisti dell’Arte Povera e le loro opere, tra cui Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Eliseo Mattiacci, Mario Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio e altrettante fotografie della serie dei Viaggi. Ma non solo, le fotografie dialogheranno con le opere degli stessi artisti che lui aveva ritratto, chiudendo il cerchio su quello che è il terzo cardine della mostra, ossia l’Arte Povera.

Paolo Mussat Sartor compie i primi passi come fotografo nella galleria di Gian Enzo Sperone a Torino, sua città natale, nel periodo della sua massima attività tra il 1968 e il 1975, grazie all’amico Tucci Russo che lo introduce nell’ambiente.

Andrea Bellini, nel volume “Paolo Mussat Sartor Luoghi d’Arte e di artisti 1968 – 2008”, evidenzia «quanto poco il fotografo sia stato attratto dalla scena dell’arte, intesa nella sua dimensione mondana e salottiera, e quanto invece la sua curiosità, il suo occhio e il suo istinto siano rimasti sempre concentrati sull’opera e il linguaggio degli artisti».

Mussat Sartor non usava il grandangolo, non trasformava, né giudicava ciò che fotografava e forse anche per questo riuscì a stabilire con gli artisti un rapporto fatto di rispetto e intesa, come spiega lui stesso: «Era una fotografia “ragionata”, che cercava di rispecchiare l’idea del lavoro. Ma questo avviene in tutte le mie fotografie, dai ritratti ai paesaggi: cerco di rispettare il soggetto, cerco sempre un dialogo, anche solo mentale, con ciò che fotografo. Cerco di capire senza spettacolarizzare, senza sconvolgere, senza spingermi oltre».

È proprio per questo che Galleria Gracis ha deciso di accostare alle sue fotografie dedicate ai protagonisti dell’Arte Povera, quelle dei Viaggi, esposte qui per la prima volta, scattate per lo più con la Minox, una macchinetta tascabile che portava sempre con sé e che gli permetteva di tenersi impegnato nei lunghi viaggi da una parte all’altra dell’Europa, da Amsterdam a Francoforte, passando per Parigi e Basilea, fino a Roma e Bari. Oggetti, situazioni, cambiamenti metereologici, tutto ridotto all’essenziale, tutto ciò che dopo un attento sguardo e riflessione, aveva voluto conservare.

La Galleria Gracis è lieta di dedicare a Paolo Mussat Sartor una seconda mostra personale, dopo il successo di Inattese visioni (2023), esposizione che presentava le sue fotografie arricchite da interventi pittorici, proseguendo così un percorso di valorizzazione e approfondimento del suo linguaggio artistico.

INIMITABILE

“Ci lascia un altro ‘grandissimo’ della Moda. Originario di Voghera, ha contribuito in maniera importante all’affermazione del Made in Italy nel mondo”. Così il presidente Attilio Fontana, a nome della Giunta regionale della Lombardia, nel rivolgere le più sentite condoglianze ai familiari, ricorda Valentino Garavani. “Con uno stile inconfondibile – ha aggiunto Attilio Fontana – ha segnato la storia dell’eleganza, dimostrandosi sempre attuale e sensibile al cambiamento dei tempi, senza però mai perdere la propria identità”. “Inarrivabile e inimitabile il suo ‘Rosso Valentino'” ha concluso il governatore.