FRAGILE

In occasione della Milano Design Week 2026, FRAGILE, storica galleria di design del Novecento, presenta la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage.

L’esposizione ripercorre la straordinaria vastità e varietà dell’attività progettuale di Sergio Asti, architetto e designer tra i protagonisti del panorama milanese del secondo Novecento. Per l’occasione sarà pubblicato un volume monografico dedicato all’autore, edito da Silvana Editoriale.

Dal 14 aprile al 29 maggio 2026, FRAGILE, galleria guidata da Alessandro Padoan e Alessandro Palmaghini, punto di riferimento per il design storico e il collezionismo, presenta nel suo spazio espositivo in via Simone D’Orsenigo, 27, la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage. 

Con questa rassegna, così come con le recenti “ANNI LUCE. ARREDOLUCE. 100 LAMPADE” (MDW 2024), dedicata al marchio storico di illuminazione Arredoluce, e “HANDLE WITH CARE. CARLO NASON GLASS DESIGNER” (MDW 2025), monografica sul più prolifico creatore di progetti legati alla luce a Murano nel dopoguerra, FRAGILE prosegue nella ricerca di importanti autori che, pur avendo plasmato il gusto e l’immaginario comune dell’arredare, non hanno ancora trovato la giusta consacrazione.

Property of Sergio Asti. A Design Heritage racconta della riscoperta di un nome già riconosciuto nel mondo del design storico, autore di vere pietre miliari. La lampada Profiterolle per Martinelli del 1968, il vaso Marco per Salviati (vincitore del Compasso d’Oro nel 1962), il tavolo Trifoglio per Poltronova del 1969, i vasi della serie Sixties per Vistosi e il vaso Demodé per Venini, sono solo alcuni esempi di uno straordinario mondo di oggetti figli di un progettista “totale”, esposti in mostra da FRAGILE. Asti infatti vanta un portfolio tra i più vasti riscontrabili nel suo “mestiere”, dai servizi per la tavola all’illuminazione, dall’automotive agli elettrodomestici, dagli allestimenti fieristici ai palazzi, dai rivestimenti ceramici agli arredi di ogni genere, dai sanitari ai gioielli. Sergio Asti si inserisce a pieno titolo nel fervido panorama culturale milanese del suo tempo, legato tra gli altri a Ettore Sottsass, che gli dedica spesso pubblici attestati di stima, e svincolato da precise connotazioni stilistiche, che anzi percorre e sperimenta con successo grazie a un metodo di lavoro quasi ossessivo che pone la ricerca della qualità, progettuale ed esecutiva, come focus.

Il titolo della mostra si rifà a una vecchia iscrizione -Property of Sergio Asti – reperita sotto un tavolino da lui disegnato, non si sa se di sua effettiva proprietà. Un dettaglio che ben sintetizza l’idea di un mondo di “cose” originate da una precisa e “personale” filosofia progettuale, che FRAGILE ha il piacere di condividere e valorizzare oggi restituendo a Sergio Asti – e in futuro anche ad altri grandi autori – la centralità che merita nel racconto del design del Novecento.

Nato a Milano nel 1926 e laureatosi al Politecnico, inizia la sua carriera alla fine degli anni ’50 dapprima in collaborazione con Sergio Favre. Continua poi incessantemente a progettare, alterna un prolifico ed instancabile lavoro di architetto e designer, in Italia e all’estero (in Giappone in particolare insegna e disegna per aziende locali), è membro e fondatore dell’ADI, professore al Politecnico di Milano, conferenziere e membro di giurie internazionali, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti. Tra le aziende per cui disegna ci sono Artemide, Arteluce, Acerbis, Alessi, Poltronova, Martinelli Luce, Olivari, Salviati, Venini, Cassina, Knoll, Flexform, Gabbianelli, Alfa Romeo, De Vecchi, Candle, Kartell, Vistosi, Bilumen, Raak, Nason e Moretti.

FRAGILE accompagnerà come di consueto la mostra con una pubblicazione, in questo caso una monografia sul designer, edita da Silvana Editoriale. Oltre agli autori del volume, Rosa Chiesa e Alessandro Zannoni, fondamentali per il lavoro di ricerca e catalogazione sono stati Alba Cappellieri, Ordinario di Design al Politecnico di Milano, nonché l’ASAC (Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale Di Venezia) dove è custodito l’enorme fondo dell’architetto.

PASQUETTA

Pasquetta speciale in cima al Pirellone, dove, attorno alle 19,  sono nati i primi due pulli del 2026 di Giò e Giulia, la coppia di falchi pellegrini che da anni nidifica sulla torre simbolo della Regione Lombardia.
“Un evento – commenta il presidente Attilio Fontana – atteso e seguito da migliaia di cittadini, affezionati alla storia dei due rapaci urbani che, dal 2014, tornano puntualmente a oltre 125 metri di altezza per dare vita a una nuova covata”.

Il nome della coppia è un omaggio all’architetto Gio Ponti, progettista del Pirellone, e a sua moglie Giulia Vimercati. Dopo il primo avvistamento nell’aprile 2014, dispongono di un nido artificiale sulla sommità dell’edificio, accompagnato dall’installazione di webcam che consentono di seguire in diretta Facebook tutte le fasi della nidificazione. Dal 2016, anno della prima covata osservata live, Giò e Giulia sono diventati una presenza familiare. Come ogni anno, la coppia ha iniziato a frequentare il nido già a gennaio, per poi avviare il periodo di corteggiamento e la successiva cova tra fine febbraio e inizio marzo. Anche quest’anno, dopo la deposizione, si attende ora la schiusa delle altre due uova. La nascita del primo pullo rappresenta un segnale importante della continuità di una presenza che coniuga natura e ambiente urbano nel cuore di Milano.

VINITALY 2026

Il vino si intreccia con il marketing territoriale, l’offerta turistica, temi fondamentali per la promozione del made in Italy e della Lombardia. Il concetto di ‘terroir’ mutuato dalla cultura transalpina esprime bene, del resto,  l’aspirazione a una conoscenza diffusa del territorio attraverso i suoi prodotti. Lo ha evidenziato l’assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda, Debora Massari, intervenendo nel corso della presentazione di Vinitaly, oggi a palazzo Lombardia.  “Vino è esperienza, territorio, relazione ed appartenenza – ha detto Massari -.  Sempre più i viaggiatori scelgono le destinazioni partendo dall’enogastronomia. Portare le persone nei luoghi della produzione significa creare valore e costruire futuro.  E la Lombardia possiede oggi tutte le condizioni per consolidarsi come una delle principali destinazioni enogastronomiche a livello internazionale. Ha una capacità unica, integrare il vino con ospitalità, cultura, paesaggio e artigianato. Il vino, insieme alla ricchezza della tradizione culinaria e alla qualità dell’accoglienza, rappresenta un potente strumento narrativo capace di trasformare la visibilità globale in un’attrattività concreta, duratura e diffusa.  È attraverso questa integrazione tra identità, esperienza e territorio che possiamo generare valore stabile, rafforzando il posizionamento della regione nei circuiti turistici di eccellenza”.

“A Vinitaly il visitatore potrà immergersi in una esperirenza interattiva attraverso la quale scegliere un vino lombardo – ha anunciato Massari – e vedere il territorio da cui nasce, attraverso immagini, suoni ed atmosfere. L’obiettivo è trasformare il vino in linguaggio. Sono previsti altri momenti di coinvolgimento e partecipazione, dove il visitatore potrà scoprire il suo profilo di ‘wine lover’.  Lavoriamo, dunque,  per rafforzare un turismo esperienziale basato sulla relazione, che sia in grado di parlare in modo nuovo.  La vera sfida è lasciare un ricordo, un’emozione, un legame con il territorio. Solo così il turismo si conferma strumento di crescita tra i più potenti a nostra disposizione”.

A chiudere il quadro è il valore culturale della filiera enogastronomica, sottolineato dall’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso. “Una cultura concreta, fatta di saperi, di gesti e relazioni. Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO rafforza un messaggio fondamentale e ci invita a guardare anche al vino come vero e proprio linguaggio culturale. La nostra tradizione non è soltanto eccellenza produttiva, ma un patrimonio identitario fatto di gesti, conoscenze e relazioni che si tramandano nel tempo. Per questo padiglione Lombardia vuol essere luogo che racconta un modello di sviluppo, che mette al centro qualità e trasmissione di conoscenza. Guardiamo a questa nostra esperienza come a un viaggio tra i territori e tra i sapori che diventano memoria condivisa per tutti noi. In Lombardia questo patrimonio si esprime in modo particolarmente ricco”.

FRAGILE

In occasione della Milano Design Week 2026, FRAGILE, storica galleria di design del Novecento, presenta la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage.

L’esposizione ripercorre la straordinaria vastità e varietà dell’attività progettuale di Sergio Asti, architetto e designer tra i protagonisti del panorama milanese del secondo Novecento. Per l’occasione sarà pubblicato un volume monografico dedicato all’autore, edito da Silvana Editoriale.

Dal 14 aprile al 29 maggio 2026, FRAGILE, galleria guidata da Alessandro Padoan e Alessandro Palmaghini, punto di riferimento per il design storico e il collezionismo, presenta nel suo spazio espositivo in via Simone D’Orsenigo, 27, la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage. 

Con questa rassegna, così come con le recenti “ANNI LUCE. ARREDOLUCE. 100 LAMPADE” (MDW 2024), dedicata al marchio storico di illuminazione Arredoluce, e “HANDLE WITH CARE. CARLO NASON GLASS DESIGNER” (MDW 2025), monografica sul più prolifico creatore di progetti legati alla luce a Murano nel dopoguerra, FRAGILE prosegue nella ricerca di importanti autori che, pur avendo plasmato il gusto e l’immaginario comune dell’arredare, non hanno ancora trovato la giusta consacrazione.

Property of Sergio Asti. A Design Heritage racconta della riscoperta di un nome già riconosciuto nel mondo del design storico, autore di vere pietre miliari. La lampada Profiterolle per Martinelli del 1968, il vaso Marco per Salviati (vincitore del Compasso d’Oro nel 1962), il tavolo Trifoglio per Poltronova del 1969, i vasi della serie Sixties per Vistosi e il vaso Demodé per Venini, sono solo alcuni esempi di uno straordinario mondo di oggetti figli di un progettista “totale”, esposti in mostra da FRAGILE. Asti infatti vanta un portfolio tra i più vasti riscontrabili nel suo “mestiere”, dai servizi per la tavola all’illuminazione, dall’automotive agli elettrodomestici, dagli allestimenti fieristici ai palazzi, dai rivestimenti ceramici agli arredi di ogni genere, dai sanitari ai gioielli. Sergio Asti si inserisce a pieno titolo nel fervido panorama culturale milanese del suo tempo, legato tra gli altri a Ettore Sottsass, che gli dedica spesso pubblici attestati di stima, e svincolato da precise connotazioni stilistiche, che anzi percorre e sperimenta con successo grazie a un metodo di lavoro quasi ossessivo che pone la ricerca della qualità, progettuale ed esecutiva, come focus.

Il titolo della mostra si rifà a una vecchia iscrizione -Property of Sergio Asti – reperita sotto un tavolino da lui disegnato, non si sa se di sua effettiva proprietà. Un dettaglio che ben sintetizza l’idea di un mondo di “cose” originate da una precisa e “personale” filosofia progettuale, che FRAGILE ha il piacere di condividere e valorizzare oggi restituendo a Sergio Asti – e in futuro anche ad altri grandi autori – la centralità che merita nel racconto del design del Novecento.

Nato a Milano nel 1926 e laureatosi al Politecnico, inizia la sua carriera alla fine degli anni ’50 dapprima in collaborazione con Sergio Favre. Continua poi incessantemente a progettare, alterna un prolifico ed instancabile lavoro di architetto e designer, in Italia e all’estero (in Giappone in particolare insegna e disegna per aziende locali), è membro e fondatore dell’ADI, professore al Politecnico di Milano, conferenziere e membro di giurie internazionali, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti. Tra le aziende per cui disegna ci sono Artemide, Arteluce, Acerbis, Alessi, Poltronova, Martinelli Luce, Olivari, Salviati, Venini, Cassina, Knoll, Flexform, Gabbianelli, Alfa Romeo, De Vecchi, Candle, Kartell, Vistosi, Bilumen, Raak, Nason e Moretti.

FRAGILE accompagnerà come di consueto la mostra con una pubblicazione, in questo caso una monografia sul designer, edita da Silvana Editoriale. Oltre agli autori del volume, Rosa Chiesa e Alessandro Zannoni, fondamentali per il lavoro di ricerca e catalogazione sono stati Alba Cappellieri, Ordinario di Design al Politecnico di Milano, nonché l’ASAC (Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale Di Venezia) dove è custodito l’enorme fondo dell’architetto.