FRAGILE

In occasione della Milano Design Week 2026, FRAGILE, storica galleria di design del Novecento, presenta la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage.

L’esposizione ripercorre la straordinaria vastità e varietà dell’attività progettuale di Sergio Asti, architetto e designer tra i protagonisti del panorama milanese del secondo Novecento. Per l’occasione sarà pubblicato un volume monografico dedicato all’autore, edito da Silvana Editoriale.

Dal 14 aprile al 29 maggio 2026, FRAGILE, galleria guidata da Alessandro Padoan e Alessandro Palmaghini, punto di riferimento per il design storico e il collezionismo, presenta nel suo spazio espositivo in via Simone D’Orsenigo, 27, la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage. 

Con questa rassegna, così come con le recenti “ANNI LUCE. ARREDOLUCE. 100 LAMPADE” (MDW 2024), dedicata al marchio storico di illuminazione Arredoluce, e “HANDLE WITH CARE. CARLO NASON GLASS DESIGNER” (MDW 2025), monografica sul più prolifico creatore di progetti legati alla luce a Murano nel dopoguerra, FRAGILE prosegue nella ricerca di importanti autori che, pur avendo plasmato il gusto e l’immaginario comune dell’arredare, non hanno ancora trovato la giusta consacrazione.

Property of Sergio Asti. A Design Heritage racconta della riscoperta di un nome già riconosciuto nel mondo del design storico, autore di vere pietre miliari. La lampada Profiterolle per Martinelli del 1968, il vaso Marco per Salviati (vincitore del Compasso d’Oro nel 1962), il tavolo Trifoglio per Poltronova del 1969, i vasi della serie Sixties per Vistosi e il vaso Demodé per Venini, sono solo alcuni esempi di uno straordinario mondo di oggetti figli di un progettista “totale”, esposti in mostra da FRAGILE. Asti infatti vanta un portfolio tra i più vasti riscontrabili nel suo “mestiere”, dai servizi per la tavola all’illuminazione, dall’automotive agli elettrodomestici, dagli allestimenti fieristici ai palazzi, dai rivestimenti ceramici agli arredi di ogni genere, dai sanitari ai gioielli. Sergio Asti si inserisce a pieno titolo nel fervido panorama culturale milanese del suo tempo, legato tra gli altri a Ettore Sottsass, che gli dedica spesso pubblici attestati di stima, e svincolato da precise connotazioni stilistiche, che anzi percorre e sperimenta con successo grazie a un metodo di lavoro quasi ossessivo che pone la ricerca della qualità, progettuale ed esecutiva, come focus.

Il titolo della mostra si rifà a una vecchia iscrizione -Property of Sergio Asti – reperita sotto un tavolino da lui disegnato, non si sa se di sua effettiva proprietà. Un dettaglio che ben sintetizza l’idea di un mondo di “cose” originate da una precisa e “personale” filosofia progettuale, che FRAGILE ha il piacere di condividere e valorizzare oggi restituendo a Sergio Asti – e in futuro anche ad altri grandi autori – la centralità che merita nel racconto del design del Novecento.

Nato a Milano nel 1926 e laureatosi al Politecnico, inizia la sua carriera alla fine degli anni ’50 dapprima in collaborazione con Sergio Favre. Continua poi incessantemente a progettare, alterna un prolifico ed instancabile lavoro di architetto e designer, in Italia e all’estero (in Giappone in particolare insegna e disegna per aziende locali), è membro e fondatore dell’ADI, professore al Politecnico di Milano, conferenziere e membro di giurie internazionali, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti. Tra le aziende per cui disegna ci sono Artemide, Arteluce, Acerbis, Alessi, Poltronova, Martinelli Luce, Olivari, Salviati, Venini, Cassina, Knoll, Flexform, Gabbianelli, Alfa Romeo, De Vecchi, Candle, Kartell, Vistosi, Bilumen, Raak, Nason e Moretti.

FRAGILE accompagnerà come di consueto la mostra con una pubblicazione, in questo caso una monografia sul designer, edita da Silvana Editoriale. Oltre agli autori del volume, Rosa Chiesa e Alessandro Zannoni, fondamentali per il lavoro di ricerca e catalogazione sono stati Alba Cappellieri, Ordinario di Design al Politecnico di Milano, nonché l’ASAC (Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale Di Venezia) dove è custodito l’enorme fondo dell’architetto.

PASQUETTA

Pasquetta speciale in cima al Pirellone, dove, attorno alle 19,  sono nati i primi due pulli del 2026 di Giò e Giulia, la coppia di falchi pellegrini che da anni nidifica sulla torre simbolo della Regione Lombardia.
“Un evento – commenta il presidente Attilio Fontana – atteso e seguito da migliaia di cittadini, affezionati alla storia dei due rapaci urbani che, dal 2014, tornano puntualmente a oltre 125 metri di altezza per dare vita a una nuova covata”.

Il nome della coppia è un omaggio all’architetto Gio Ponti, progettista del Pirellone, e a sua moglie Giulia Vimercati. Dopo il primo avvistamento nell’aprile 2014, dispongono di un nido artificiale sulla sommità dell’edificio, accompagnato dall’installazione di webcam che consentono di seguire in diretta Facebook tutte le fasi della nidificazione. Dal 2016, anno della prima covata osservata live, Giò e Giulia sono diventati una presenza familiare. Come ogni anno, la coppia ha iniziato a frequentare il nido già a gennaio, per poi avviare il periodo di corteggiamento e la successiva cova tra fine febbraio e inizio marzo. Anche quest’anno, dopo la deposizione, si attende ora la schiusa delle altre due uova. La nascita del primo pullo rappresenta un segnale importante della continuità di una presenza che coniuga natura e ambiente urbano nel cuore di Milano.

VINITALY 2026

Il vino si intreccia con il marketing territoriale, l’offerta turistica, temi fondamentali per la promozione del made in Italy e della Lombardia. Il concetto di ‘terroir’ mutuato dalla cultura transalpina esprime bene, del resto,  l’aspirazione a una conoscenza diffusa del territorio attraverso i suoi prodotti. Lo ha evidenziato l’assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda, Debora Massari, intervenendo nel corso della presentazione di Vinitaly, oggi a palazzo Lombardia.  “Vino è esperienza, territorio, relazione ed appartenenza – ha detto Massari -.  Sempre più i viaggiatori scelgono le destinazioni partendo dall’enogastronomia. Portare le persone nei luoghi della produzione significa creare valore e costruire futuro.  E la Lombardia possiede oggi tutte le condizioni per consolidarsi come una delle principali destinazioni enogastronomiche a livello internazionale. Ha una capacità unica, integrare il vino con ospitalità, cultura, paesaggio e artigianato. Il vino, insieme alla ricchezza della tradizione culinaria e alla qualità dell’accoglienza, rappresenta un potente strumento narrativo capace di trasformare la visibilità globale in un’attrattività concreta, duratura e diffusa.  È attraverso questa integrazione tra identità, esperienza e territorio che possiamo generare valore stabile, rafforzando il posizionamento della regione nei circuiti turistici di eccellenza”.

“A Vinitaly il visitatore potrà immergersi in una esperirenza interattiva attraverso la quale scegliere un vino lombardo – ha anunciato Massari – e vedere il territorio da cui nasce, attraverso immagini, suoni ed atmosfere. L’obiettivo è trasformare il vino in linguaggio. Sono previsti altri momenti di coinvolgimento e partecipazione, dove il visitatore potrà scoprire il suo profilo di ‘wine lover’.  Lavoriamo, dunque,  per rafforzare un turismo esperienziale basato sulla relazione, che sia in grado di parlare in modo nuovo.  La vera sfida è lasciare un ricordo, un’emozione, un legame con il territorio. Solo così il turismo si conferma strumento di crescita tra i più potenti a nostra disposizione”.

A chiudere il quadro è il valore culturale della filiera enogastronomica, sottolineato dall’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso. “Una cultura concreta, fatta di saperi, di gesti e relazioni. Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO rafforza un messaggio fondamentale e ci invita a guardare anche al vino come vero e proprio linguaggio culturale. La nostra tradizione non è soltanto eccellenza produttiva, ma un patrimonio identitario fatto di gesti, conoscenze e relazioni che si tramandano nel tempo. Per questo padiglione Lombardia vuol essere luogo che racconta un modello di sviluppo, che mette al centro qualità e trasmissione di conoscenza. Guardiamo a questa nostra esperienza come a un viaggio tra i territori e tra i sapori che diventano memoria condivisa per tutti noi. In Lombardia questo patrimonio si esprime in modo particolarmente ricco”.

FRAGILE

In occasione della Milano Design Week 2026, FRAGILE, storica galleria di design del Novecento, presenta la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage.

L’esposizione ripercorre la straordinaria vastità e varietà dell’attività progettuale di Sergio Asti, architetto e designer tra i protagonisti del panorama milanese del secondo Novecento. Per l’occasione sarà pubblicato un volume monografico dedicato all’autore, edito da Silvana Editoriale.

Dal 14 aprile al 29 maggio 2026, FRAGILE, galleria guidata da Alessandro Padoan e Alessandro Palmaghini, punto di riferimento per il design storico e il collezionismo, presenta nel suo spazio espositivo in via Simone D’Orsenigo, 27, la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage. 

Con questa rassegna, così come con le recenti “ANNI LUCE. ARREDOLUCE. 100 LAMPADE” (MDW 2024), dedicata al marchio storico di illuminazione Arredoluce, e “HANDLE WITH CARE. CARLO NASON GLASS DESIGNER” (MDW 2025), monografica sul più prolifico creatore di progetti legati alla luce a Murano nel dopoguerra, FRAGILE prosegue nella ricerca di importanti autori che, pur avendo plasmato il gusto e l’immaginario comune dell’arredare, non hanno ancora trovato la giusta consacrazione.

Property of Sergio Asti. A Design Heritage racconta della riscoperta di un nome già riconosciuto nel mondo del design storico, autore di vere pietre miliari. La lampada Profiterolle per Martinelli del 1968, il vaso Marco per Salviati (vincitore del Compasso d’Oro nel 1962), il tavolo Trifoglio per Poltronova del 1969, i vasi della serie Sixties per Vistosi e il vaso Demodé per Venini, sono solo alcuni esempi di uno straordinario mondo di oggetti figli di un progettista “totale”, esposti in mostra da FRAGILE. Asti infatti vanta un portfolio tra i più vasti riscontrabili nel suo “mestiere”, dai servizi per la tavola all’illuminazione, dall’automotive agli elettrodomestici, dagli allestimenti fieristici ai palazzi, dai rivestimenti ceramici agli arredi di ogni genere, dai sanitari ai gioielli. Sergio Asti si inserisce a pieno titolo nel fervido panorama culturale milanese del suo tempo, legato tra gli altri a Ettore Sottsass, che gli dedica spesso pubblici attestati di stima, e svincolato da precise connotazioni stilistiche, che anzi percorre e sperimenta con successo grazie a un metodo di lavoro quasi ossessivo che pone la ricerca della qualità, progettuale ed esecutiva, come focus.

Il titolo della mostra si rifà a una vecchia iscrizione -Property of Sergio Asti – reperita sotto un tavolino da lui disegnato, non si sa se di sua effettiva proprietà. Un dettaglio che ben sintetizza l’idea di un mondo di “cose” originate da una precisa e “personale” filosofia progettuale, che FRAGILE ha il piacere di condividere e valorizzare oggi restituendo a Sergio Asti – e in futuro anche ad altri grandi autori – la centralità che merita nel racconto del design del Novecento.

Nato a Milano nel 1926 e laureatosi al Politecnico, inizia la sua carriera alla fine degli anni ’50 dapprima in collaborazione con Sergio Favre. Continua poi incessantemente a progettare, alterna un prolifico ed instancabile lavoro di architetto e designer, in Italia e all’estero (in Giappone in particolare insegna e disegna per aziende locali), è membro e fondatore dell’ADI, professore al Politecnico di Milano, conferenziere e membro di giurie internazionali, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti. Tra le aziende per cui disegna ci sono Artemide, Arteluce, Acerbis, Alessi, Poltronova, Martinelli Luce, Olivari, Salviati, Venini, Cassina, Knoll, Flexform, Gabbianelli, Alfa Romeo, De Vecchi, Candle, Kartell, Vistosi, Bilumen, Raak, Nason e Moretti.

FRAGILE accompagnerà come di consueto la mostra con una pubblicazione, in questo caso una monografia sul designer, edita da Silvana Editoriale. Oltre agli autori del volume, Rosa Chiesa e Alessandro Zannoni, fondamentali per il lavoro di ricerca e catalogazione sono stati Alba Cappellieri, Ordinario di Design al Politecnico di Milano, nonché l’ASAC (Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale Di Venezia) dove è custodito l’enorme fondo dell’architetto.

AL MUSEO

Dopo il successo dello scorso anno tornerà con una nuova data il 10 aprile, lo spettacolo Come Fuoco, daNarciso e Boccadoro di Herman Hesse, diretto da Mario Scandale. Il 13 maggio debutta una nuova produzione teatrale del Museo Persempremai il 13 maggio,con Nika Perrone e la regia diMichele di Mauro. Una mezz’ora di coscienza viva: una donna attraversa epoche, miti e memorie. È Orfeo e Euridice, Maria e la Maddalena, Teresa d’Avila e Frida Kahlo, Amy Winehouse e la Signora delle Camelie: un coro di “She” che chiede di vedere e farsi vedere. I costumi ispirati a Fortunato Depero evocano un corpo futurista, meccanico e sensuale, in dialogo con le forme rinascimentali del Museo Bagatti Valsecchi. Un rito laico che trasforma il Museo – per cui lo spettacolo è appositamente studiato e realizzato – in organismo vivo, dove l’arte diventa esperienza incarnata.

TRAME SONORE

Per cinque giorni 300 musicisti protagonisti di oltre 150 concerti in trenta luoghi di Mantova, da Palazzo Ducale a vicoli nascosti e piazze. È l’edizione 2026 di ‘Trame Sonore’, il festival internazionale di musica da camera, ideato da Oficina OCM, in programma dal 29 maggio al 2 giugno, a Mantova, con il patrocinio di Regione Lombardia. Alla conferenza stampa di presentazione della 14ª edizione, a Palazzo Lombardia, a Milano, sono intervenuti gli assessori regionali Francesca Caruso (Cultura) e Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste).

“’Trame Sonore’ non è solo un festival – spiega l’assessore Francesca Caruso –, ma un’esperienza che si vive e si condivide. A Mantova la musica esce dai luoghi tradizionali e diventa incontro, relazione, scoperta. È un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare dalla bellezza. In un tempo che ha sempre più bisogno di connessioni autentiche, iniziative come questa ci ricordano quanto la cultura possa essere viva, inclusiva e profondamente umana”.

“Sono molto grato – aggiunge l’assessore Alessandro Beduschi – a ‘Trame Sonore’, all’organizzazione, ma soprattutto alla mia collega Caruso, che ha creduto fortemente nella potenza della musica tra la gente in un luogo di grande splendore come Mantova. Una città che fa della valorizzazione degli artisti e dell’arte il proprio vessillo. Ogni anno c’è una crescente attenzione per questa kermesse e credo che Regione Lombardia non perda l’occasione per stare vicina ai territori”.

Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti tra gli altri, anche Paola Bulbarelli, consigliere regionale e il maestro Carlo Fabiano, direttore artistico di ‘Trame Sonore’.

“Siamo emozionati – sottolinea Carlo Fabiano – perché in tanti anni di attività questa è prima volta che presentiamo un’iniziativa nella sede di Regione Lombardia. Noi siamo orgogliosamente cittadini della Lombardia e sappiamo di rappresentare un aspetto fondamentale della nostra regione, ovvero la creatività. Niente meglio di Mantova oggi può candidarsi ad essere il laboratorio delle idee, dell’arte e della cultura. ‘Trame Sonore’ è un festival che raggiunge tutti i pubblici con 300 artisti protagonisti di 150 concerti in 30 luoghi di inimmaginabile bellezza acustica attraverso 12 trame unite in un unico filone”.

‘Trame Sonore’, realizzato in partenariato con il Comune, Palazzo Ducale e Fondazione Palazzo Te, vede al centro del progetto l’Orchestra da Camera di Mantova, fulcro artistico e motore di una manifestazione che da anni ospita artisti provenienti da tutto il mondo. Nel 2026 il festival apre uno spazio di confronto e collaborazione fra realtà internazionali come la String Quartet Biennale Amsterdam e l’International Chamber Music Festival Utrecht nei Paesi Bassi, il West Cork Chamber Music Festival in Irlanda, Kammermusicfest Lockenhaus in Austria, Midtvest Nørre Vosborg Kammermusik Festival in Danimarca e Ilumina Festival in Brasile.

Durante il festival, luoghi emblematici come Palazzo Ducale, Palazzo Te, Teatro Bibiena, Rotonda di San Lorenzo, Basilica di Santa Barbara, Palazzo D’Arco, Palazzo della Ragione e Palazzo del Podestà diventano palcoscenici musicali, accanto a dimore storiche private, cortili nascosti, vicoli e piazze. Uno dei tratti distintivi di ‘Trame Sonore’ è la possibilità di percorrere il festival secondo una propria linea di ascolto, all’interno di dodici trame che configurano una vera e propria mappa musicale e culturale. Il festival sarà presentato con un concerto in anteprima martedì 5 maggio al Ridotto dei Palchi del Teatro alla Scala di Milano con la presenza dell’artista in residenza Alexander Lonquich.

WILD BY DESIGN

Loffredo Foundation for Arts & Inclusion presenta la mostra Wild by Design dell’artista contemporaneo Marco Grasso, in programma dal 1° al 13 aprile 2026 negli spazi espositivi dell’ADI Design Museum di Milano. Un dialogo semplice ma rivoluzionario tra natura e design, per dimostrare che sono due facce di una stessa ricerca, incessante e bellissima, di soluzioni che possano unire funzionalità, sostenibilità e bellezza.

Wild by Design è la nuova mostra del giovane artista Marco Grasso, classe 2000, a cura di Elena Di Raddo, ospitata dal 1° al 13 aprile 2026 all’ADI Design Museum e realizzata grazie al sostegno della Loffredo Foundation for Arts & Inclusion, realtà che supporta giovani artisti emergenti e non solo, nella formazione e nella loro crescita professionale, per valorizzarne il talento e generare attraverso l’arte un impatto reale, culturale e sociale. Lo fa attraverso Iconic Art System, un ecosistema culturale integrato, fisico e virtuale insieme, dove il dialogo tra pubblico, collezionisti e professionisti dell’arte diventa parte integrante del processo culturale.

Marco Grasso è un pittore specializzato in wildlife art, ossiadipinge ritratti in olio su tela di animali colti inatteggiamenti o situazioni che fanno emergere le loro peculiarità fisiche e caratteriali. I soggetti sono colti in tutta la loro magnificenza e unicità attraverso lo strumento pittorico, analizzati nei minimi dettagli con uno sguardo fotografico.

L’artista racconta: “Quando ero bambino, andavo con mio fratello Nicolò nei boschi del Piemonte all’alba. Ci dicevamo sempre: ‘Guarda come vola quel gufo – non fa rumore.’ Anni dopo, ho scoperto che gli ingegneri della Siemens hanno passato mesi a studiare esattamente quelle piume, quelle micro-dentellature sui bordi delle ali che frantumano il flusso d’aria. Oggi, le pale eoliche più silenziose del mondo replicano quella stessa geometria”.

Da questa intuizione ha preso forma l’idea della mostra e quella di ambientarla proprio all’ADI Design Museum, istituzione milanese che diffonde la cultura del design a livello nazionale e internazionale attraverso la produzione di mostre temporanee e la custodia e mostra permanente della collezione storica del premio Compasso d’Oro, “bene di eccezionale interesse artistico e storico” riconosciuto dal Ministero della Cultura dal 2004. Sì, perché la natura può essere considerata la prima designer della storia e probabilmente la più geniale. Con Wild by Design si vuole scardinare infatti la distinzione che vede la Natura, forza ancestrale e incontaminata, contrapposta al Design, espressione dell’artificio e della volontà umana. La natura non è l’antitesi del progetto, ma il suo primo, più geniale e instancabile autore. Gli animali, dunque, come quelli che popolano le tele di Marco Grasso, sono dei prototipi perfetti, non solo soggetti estetici ma soluzioni viventi a problemi complessi e quindi con una loro funzione intrinseca.

Anche il concetto di sostenibilità assume un’accezione più ampia in questo contesto: non è un’opzione etica moderna, ma è il principio fondativo della vita stessa. L’evoluzione è un’economia circolare perfetta in cui ogni animale è di per sé sostenibile al 100% non perché è buono o etico, ma perché altrimenti non esisterebbe.

Il percorso espositivo prende il via al piano terra del Museo con un’installazione digitale a cura di Parallelia AI Creative Studio, che mostra proprio come natura animale e oggetti di design sono una l’origine dell’altro.

La mostra si divide in quattro sezioni, la prima dedicata al mimetismo strutturale e cinetico. L’opera Flight, ad esempio, raffigura un martin pescatore, esemplare noto per il suo becco affusolato, che gli permette di tuffarsi in acqua ad alta velocità. Questo volatile ispirò l’ingegnere e appassionato birdwatcher Eiji Nakatsu per il miglioramento del celebre treno Shinkansen, detto il treno proiettile giapponese, che ridisegnò il muso del veicolo secondo la forma del becco dell’uccello, risolvendo così problematiche relative alla rumorosità, al consumo e alla velocità e diventando un esempio internazionale di efficienza aerodinamica.

La seconda sezione riflette sulla guerra ottica e alla brand identity, mostrando come la natura utilizzi pattern non come decori, ma come sistemi di comunicazione e protezione. Come la coppia di zebre in Love in Black and White, e il leone ruggente in Born of Fire, specie in cui il disorientamento delle strisce o l’armatura psicologica della criniera creano un’illusione ottica.

Matematica della natura e sostenibilità è il tema della terza parte in cui le opere di Grasso vengono associale all’idea che la bellezza naturale risponde a precise leggi matematiche studiate e applicate dai designer. Infine la quarta sezione è dedicata all’integrazione funzionale e al futuro, l’ultimo livello dell’approccio biomimetico dove la forma abita la funzione stessa, come nell’opera Grace che ritrae un cigno dal collo sinuoso.

Marco Grasso con la sua arte e con questi ritratti, non ci sta solo mostrando animali bellissimi, ma ci sta offrendo nuove chiavi di lettura. Ogni pennellata cattura non solo la forma, ma la funzione. Non solo l’aspetto, ma il principio. È arte che diventa conoscenza. È conoscenza primordiale che diventa atto creativo. Le sue tele non vanno guardate solo con gli occhi dell’amante dell’arte, ma anche con gli occhi del designer, dell’ingegnere, del curioso.

AUTO STORICHE

Piazza Città di Lombardia ha ospitato oggi 80 auto d’epoca e relativi equipaggi, in occasione della 17esima edizione della Coppa Milano-Sanremo. A fare gli onori di casa in rappresentanza della Regione l’assessore lombardo a Territorio e Sistemi Verdi Gianluca Comazzi che ha sottolineato il grande valore sportivo e identitario della manifestazione.

“La Coppa Milano Sanremo è una gara storica che supportiamo da anni – ha spiegato Comazzi – ma oggi è un momento molto bello perché nella piazza principale di Regione Lombardia ospitiamo queste auto meravigliose. Le auto d’epoca – ha aggiunto –  sono sempre di più oggetto di grande attenzione da parte dei collezionisti, ed è un settore in grande espansione, l’abbiamo visto anche all’ultima fiera”.

Secondi i dati ACI, il settore delle auto d’epoca e storiche in Italia rappresenta un comparto economico di enorme rilievo, con un valore stimato di oltre 104 miliardi di euro. Questo patrimonio, composto da auto con oltre vent’anni di età, non è solo una passione, ma rappresenta un vero e proprio asset finanziario, con un giro d’affari che supera i 2 miliardi di euro.  In quest’ottica, le auto d’epoca non sono solo veicoli, ma anche investimenti intesi come una forma di bene rifugio, capace di mantenere o incrementare il proprio valore nel tempo.

“Le auto d’epoca, non sono solo belle – ha aggiunto l’assessore – ma hanno una meccanica straordinaria e quindi dobbiamo educare le nuove generazioni alla bellezza e sempre di più far capire ai nostri giovani che la cultura delle auto d’epoca è un valore che dobbiamo difendere e promuovere, perché rappresenta la storia e l’identità anche della nostra Regione, nonché del nostro Paese. Sono la nostra memoria”.

Insieme all’aspetto sportivo e stilistico, “gare come la Coppa Milano Sanremo – ha chiosato l’assessore – sono anche cultura e promozione delle bellezze del territorio perché si snoda dalla pianura alla montagna fino al mare, lungo un percorso di 310 chilometri che attraversa tre delle Regioni più belle d’Italia”.

L’EDIZIONE 2026 – L’iconica coppa Milano-Sanremo, la competizione più elegante d’Italia, giunta alla sua XVII rievocazione storica,  si prepara per un’edizione unica in un mix di paesaggi marittimi e montani in grado di affascinare da sempre i concorrenti e di far assaporare appieno alcuni dei luoghi più suggestivi della nostra meravigliosa penisola, tra Lombardia, Piemonte e Liguria.

Un totale di circa 80 equipaggi avrà l’occasione di cimentarsi in un percorso reso ancora più tecnico dalle prove speciali, che superano le 100, comprese quelle di media. Oltre 1.000 chilometri di gara e più di 150 comuni attraversati nell’ottica di creare un format avvincente ed esclusivo.

L’Automobile Club Milano sarà anche quest’anno l’ente che ufficialmente patrocinerà e supporterà la manifestazione e tramite il suo organo sportivo Aci sport, ne conferirà valenza agonistica nell’ambito del campionato italiano grandi eventi.

“Se guardiamo queste auto – ha concluso Comazzi – ciascuno di noi ha dei ricordi, ha una memoria, ha una storia. Sono modelli che hanno fatto anche la storia dell’automobilismo, ma penso che si capisca anche il valore di queste automobili, cioè come venivano disegnate, l’eleganza della loro estetica e soprattutto anche una meccanica che assolutamente ancora oggi tiene alla grande. Regione Lombardia sarà sempre a fianco e a supporto di queste iniziative.  

LETTURA

Aumentare il numero di lettori lombardi, con particolare attenzione ai giovani e ai cittadini per i quali si registra un minor accesso alla partecipazione culturale. Questo l’obiettivo del Patto regionale per la lettura descritto dall’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, in occasione del Consiglio direttivo di Terziario Donna Lombardia – il Gruppo di coordinamento di Confcommercio Lombardia per la rappresentanza dell’imprenditoria femminile nel settore terziario –, durante il quale è avvenuta l’adesione del Gruppo al Patto che sarà ufficialmente presentato il prossimo 18 giugno.

Il Patto per la lettura, elaborato per la prima volta da Regione Lombardia, è finalizzato a favorire la pratica della lettura fra la popolazione lombarda, aiutando chi già legge a proseguire questa essenziale abitudine e favorendo un aumento del numero di lettori abituali nel nostro territorio. Con la firma del Patto, Regione Lombardia intende coinvolgere soggetti pubblici e privati, tra cui associazioni, reti e sistemi rappresentativi della filiera del libro e della lettura per mettere a confronto esperienze di successo, tendenze e problematiche legate al tema della lettura.

“C’è una Lombardia – spiega l’assessore Caruso – che vuole investire nella cultura in modo concreto. Dentro questo percorso, Terziario Donna rappresenta un pezzo fondamentale della nostra economia e della nostra società: imprese, relazioni, presidio dei territori”. “La cultura – chiosa – cresce quando incontra l’impresa. Per questo abbiamo costruito il Patto regionale per la lettura: creare un’alleanza stabile tra soggetti diversi – scuole, biblioteche, imprese, associazioni, ospedali, realtà sociali – per portare i libri dove oggi non arrivano”.

“Si tratta di un’assunzione di responsabilità sociale – commenta la presidente di Terziario Donna Lombardia, Lionella Maggi – per avvicinare alla lettura ampie fasce di cittadini. Non solo aderiamo a questo Patto consapevoli di quanto sia importante per le donne imprenditrici sviluppare pensiero critico e capacità di visione ma siamo consapevoli di quanto sia necessario, in un mondo che corre, ritagliarsi del tempo per fermarsi, approfondire e conoscere. È un investimento con un potenziale di ritorno molto alto, in termini di crescita personale e imprenditoriale”.

MACERIE

Il Centro Pastorale di Milano e il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore anche per il 2026 presentano il progetto Itinerari Arte e Spiritualità che, come ogni anno, dà vita a una mostra di arte contemporanea all’interno degli spazi accademici.

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce è il titolo dell’esposizione collettiva che, a partire dal 10 marzo, coinvolge le sedi dell’Ateneo di Milano, Cremona, Piacenza, Brescia e Roma, con i lavori di 14 artisti contemporanei. L’inaugurazione si terrà nella sede di Milano il 10 marzo 2026, dove l’esposizione sarà visibile fino al 10 aprile.

Nato nel 2005, il progetto Itinerari di Arte e Spiritualità individua ogni anno tematiche capaci di generare nuove riflessioni sulla realtà contemporanea da indagare attraverso lo sguardo dell’arte. Dal 2017 i curatori sono gli studenti dell’Ateneo, in collaborazione con il Centro pastorale, coordinato da Padre Enzo Viscardi, e il dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte insieme alle professoresse Elena Di Raddo, Michela Valotti e Mariacristina Maccarinelli.

Quest’anno i curatori-studenti hanno scelto di confrontarsi con un tema di estrema attualità e profondità: le conseguenze della guerra.

L’ispirazione nasce dalla poesia di Giuseppe Ungaretti San Martino del Carso in cui il poeta di fronte alla devastazione del conflitto scrive: “Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro”. Un verso che non racconta soltanto la distruzione materiale, ma anche la ferita interiore lasciata dalla guerra.

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si concentra proprio su questo spazio fragile e silenzioso che segue la fine di un conflitto: non il fragore delle armi, ma ciò che accade dopo, quando il rumore si spegne e rimangono le tracce, le assenze, le cicatrici. In un tempo che non ammette soste, la mostra invita a fermarsi su ciò che solitamente viene dimenticato: non l’inizio della guerra, ma la sua eco lunga e inesorabile.

Le macerie non sono soltanto edifici crollati, ma anche rovine interiori,segni che abitano chi è stato costretto a convivere con scelte non proprie. Attraverso l’arte, il dolore si trasforma in memoria, la violenza in pensiero e la distruzione in creazione. La mostra si muove così sul sottile confine tra le ferite e la possibilità di trasformarle, creando consapevolezza.

“Noi non vogliamo rappresentare la guerra – affermano i curatori della mostra – ma evocarne le conseguenze più intime: il silenzio, la perdita, la colpa. Si crea così un modo per indagare il dolore e per riconoscere nelle rovine le tracce di un’umanità che persiste.”

È nata così l’esigenza di una riflessione interiore, condivisa con gli artisti coinvolti nel progetto, il cui percorso si sviluppa fluido all’interno dell’Ateneo con opere e installazioni dislocate nei chiostri e nei corridoi, per attirare lo sguardo di studenti, visitatori o semplici passanti. Ci sono opere fotografiche come quelle di Gabriele Micalizzi, che si accostano a vere e proprie installazioni a riflettere sul ruolo e l’uso dei materiali utilizzati in zone di guerra, come in quelle presentate da Fabrizio Dusi, Mauro Seresini o Lorenzo e Simona Perrone.

Saranno esposti idisegni di Salvatore Garzillo e quelli di Adriano Caverzasio chedescrivono due guerre diverse, sia per luogo che per tempo, ma con simili conseguenze.

La Fondazione culturale Carlo Zinelli  e la Famiglia Zinelli presteranno alcune opere dell’artista esponente dell’Art Brut, la cui malattia si manifestò proprio durante l’arruolamento nella guerra civile spagnola negli anni ’40 e i cui dipinti riflettono questo grande trauma; Erk14 è un artista napoletano che utilizza colori vivaci ad esaltare i protagonisti delle sue opere, degli object trouvé; Valentina Achilli fa emergere la potenza e il valore della comunicazione scritta attraverso l’uso della carta filigranata fatta a mano e il tessuto.

Ci sarà Giampaolo Parilla, che nella sua pittura esplora la fragilità e la frammentazione del corpo umano nel mondo contemporaneo, in connessione con la geopolitica dei conflitti attuali, l’iconografia delle mappe di guerra e le immagini di sistemi d’arma e scontri armati.

Nella sede di Brescia sarà possibile scoprire l’opera di Luca Pancrazzi, che fin dagli anni ’80 indaga i limiti della percezione attraverso la sperimentazione tecnica; le sue opere mettono in evidenza come strumenti, gesti e ripetizioni possano contribuire a definire linguaggio e visione artistica.

Nella sede di Piacenza ci sarà Vanshika Agrawal, grande artista nata in India, il cui lavoro fonde poesia, performance, pittura, disegni e installazioni per creare spazi effimeri che riflettono sul continuum della vita.

L’artista Silvia Stucky è presente sia nella sede di Roma che in quella di Milano. Particolarmente attenta alle tematiche sociali, il suo lavoro artistico chiede di riflettere sulla nostra esistenza. La sua ricerca è fatta di interventi minimi in cui l’autorialità si assottiglia esaltando una bellezza involontaria, alla luce del rispetto per l’altro in tutte le sue forme.

Infine, nella sede di Cremona, ci sarà Marta Ferrarini: una fotografa classe 2003, per lei la fotografia diventa un mezzo per creare vicinanza e connessione.

Ogni artista è stato seguito personalmente da uno o più curatori. Gli studenti dell’Ateneo che hanno partecipato al progetto sono: Benedetta Alabò, Elisa Bertoli, Aurora Carrisi, Giulia Dalena, Veronica Di Flumeri, Elisa Faccoli, Daria Ferrari, Sofia Ferreri, Lea Foà, Cecilia Franzoni, Arianna Greco, Valentino Lombardi, Vittoria Lughignani, Chiara Marrazzo, Vanessa Micheletti Giannattilio, Giulia Milanese, Leo Montanari, Elisa Moroni, Lavinia Nottoli, Caterina Oppizzi, Francesca Paganelli, Emma Peloso, Filippo Rachelli, Eleonora Randazzo, Sara Ravelli, Sabrina Ronga, Elena Sgarbi, Elisabetta Villa.

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si propone come un invito a fermarsi, ad osservare e ad interrogarsi sul presente, lasciandosi attraversare dalle immagini e dai segni che l’arte restituisce, affinché anche dalle fratture possano emergere nuove possibilità.