ELEGANZA

La moda italiana guarda alla nuova stagione con un mix di tradizione, sperimentazione e nuovi linguaggi. Dalla Milano Fashion Week arrivano segnali interessanti: le grandi maison stanno reinterpretando i propri codici storici, senza rinunciare a una ricerca sempre più contemporanea.

Prada ha riportato al centro della scena la gonna al ginocchio, trasformandola in un elemento sorprendentemente attuale attraverso proporzioni, styling e abbinamenti inaspettati. Un ritorno a una femminilità più composta, ma tutt’altro che nostalgica.

Gucci, invece, prosegue il nuovo corso creativo di Demna. La collezione presentata a Milano guarda al patrimonio della maison attraverso sartorialità dalle spalle importanti, capispalla voluminosi e un dialogo tra eleganza aristocratica e riferimenti alla cultura pop. La sfilata, ambientata come un vero spazio boutique, ha sottolineato anche la volontà di avvicinare la passerella alla quotidianità.

Da Bottega Veneta, Louise Trotter continua a lavorare sul rapporto tra artigianalità, materia e contemporaneità. Il progetto Winter 2026 racconta inoltre Milano attraverso gli obiettivi di otto fotografi, trasformando la campagna in un vero ritratto collettivo della città.

Anche Miu Miu conferma una femminilità fatta di contrasti: delicatezza e carattere, sensualità e protezione. La campagna Fall/Winter 2026 gioca con tessuti morbidi, pelle, tweed, dettagli lingerie e capispalla oversize, costruendo un guardaroba sofisticato ma personale.

E mentre le grandi maison consolidano i loro nuovi percorsi creativi, Milano continua a essere un laboratorio per le generazioni emergenti. Il Fashion Hub della Camera Nazionale della Moda Italiana ha dato spazio proprio ai nuovi talenti, sottolineando quanto il futuro della moda italiana passi anche dalla sperimentazione e dall’incontro tra culture e linguaggi diversi.

Il risultato è una moda italiana che non sembra voler scegliere tra passato e futuro: gli archivi diventano una fonte d’ispirazione, mentre le nuove proporzioni, i materiali e gli styling li trasformano in qualcosa di attuale.

NON STOP

Non è finita, in realtà Milano in questi giorni è un posto parecchio interessante per la moda, anche se la Fashion Week vera e propria si è chiusa ieri, e ci sono un paio di cose che meritano davvero attenzione.

Se vi interessa una moda un po’ meno patinata e più contemporanea a Casa degli Artisti è appena stata inaugurata Voices of Denim, una mostra nata dalla collaborazione tra Afro Fashion Association e Levi’s, con 30 artisti BIPOC che reinterpretano il denim come memoria, identità e cultura, visitabile fino al 2 ottobre. La cosa interessante è proprio il modo in cui viene trattato il jeans: non semplicemente come capo d’abbigliamento, ma come materiale legato a migrazioni, lavoro, musica, street culture e identità.

Vedere qualcosa di “moda contemporanea” senza andare necessariamente ad una sfilata, questa è la grande mostra da segnare in agenda. Partita a Palazzo Reale e rimarrà aperta dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027. Riunisce oltre 200 opere e racconta il rapporto tra Salvador Dalí e la moda: abiti, gioielli, fotografie, filmati e collaborazioni con figure come Elsa Schiaparelli, Coco Chanel, Christian Dior e Paco Rabanne. Non è semplicemente una mostra “su Dalí”, ma mostra quanto il suo modo di pensare il corpo, l’oggetto e l’immagine abbia anticipato parecchie cose che oggi associamo alla moda concettuale.

È probabilmente l’appuntamento più importante che rimane in città dopo la Fashion Week.

La Milano Fashion Week SS 2027 si è svolta dal 22 al 28 settembre e quest’anno ha compreso 203 appuntamenti, 61 sfilate, 88 presentazioni e 54 eventi. Oggi però non aspettarti una città improvvisamente “vuota”: showroom, presentazioni, installazioni e contenuti legati alla settimana della moda continueranno ad avere una coda nei giorni successivi. Tra l’altro, il calendario ufficiale di Camera Moda permette di vedere quali eventi e presentazioni sono stati inseriti nel programma.

Da oggi, 29 settembre, arriva anche una mostra che, pur non essendo moda, ci sta benissimo accanto a Dal Palazzo Reale apre I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa, con oltre 80 opere. Non è moda, chiaramente, però se ti interessa l’estetica, il costume e la storia dell’immagine, è una combinazione molto bella da fare insieme a Dalí: due modi completamente diversi di raccontare il rapporto fra corpo, società e rappresentazione.

Se volete uscire dalla city, interessante è la Lake Como Creativity Week 2026, in corso tra Como e il territorio lariano: il programma comprende moda, fotografia, workshop, mostre e design, all’interno del progetto Threads of Creation. Questa potrebbe essere particolarmente interessante per qualcosa di più creativo e meno “fashion system” rispetto alla Fashion Week milanese.

CREATIVITA’

Piccolo diario della Milano Fashion Week, pensato più per chi vuole vivere la città e cogliere le cose curiose che per chi ha un invito alle sfilate.

Bottega Veneta — terza collezione di Louise Trotter, uno degli appuntamenti più attesi della settimana.

Marni — da seguire l’evoluzione della visione di Meryll Rogge.

Jil Sander — altro appuntamento importante nel percorso creativo della maison.

Cinemoda — seconda giornata del progetto cinema/moda.

Vogue Café — ultimo giorno: una tappa semplice ma particolare per vedere la Fashion Week fuori dalla passerella.

FEEDBACK

La Milano Fashion Week di questa stagione conferma una direzione sempre più orientata alla personalità, alla ricerca e alla reinterpretazione dei codici della moda, senza perdere il legame con l’identità e la tradizione italiana, restituisce una moda più consapevole, meno costruita sul semplice trend e più focalizzata sull’attitudine. Il punto non è più stupire a tutti i costi, ma rendere desiderabile il quotidiano attraverso proporzioni, styling, materia e dettagli capaci di dare carattere al prodotto.

Uno degli elementi più interessanti emersi è il ritorno del capo quotidiano come oggetto di ricerca: la moda sembra voler ripartire da elementi conosciuti — gonne, tailoring, maglieria, capispalla — per trasformarli attraverso proporzioni, materiali, sovrapposizioni e styling. Prada, ad esempio, ha posto la gonna al centro della collezione, esplorandone molteplici interpretazioni. Il guardaroba quotidiano viene elevato e trasformato: tailoring più morbido, silhouette meno rigide, layering spontaneo, contrasti tra maschile e femminile, sofisticato e casual. Il mix & match diventa fondamentale: il valore non è nel singolo look, ma nella possibilità di costruire più identità partendo dagli stessi pezzi.

Parallelamente emerge una crescente attenzione alla versatilità del prodotto: meno “look finito” e più possibilità di costruire un’identità personale attraverso il mix di capi, volumi e accessori. È una direzione interessante anche dal punto di vista commerciale, perché valorizza prodotti facilmente reinterpretati e combinabili tra loro.

Il messaggio che arriva da Milano è quello di una moda che sembra voler rallentare il semplice susseguirsi dei trend per concentrarsi maggiormente sull’identità del prodotto. Per i prossimi mesi potrebbe quindi essere interessante lavorare meno sulla quantità di proposte e maggiormente sulla capacità di ogni prodotto di avere carattere, versatilità e una storia da raccontare.

Per i prossimi mesi la direzione potrebbe essere quella di ridurre il rumore e aumentare l’identità. Non inseguire ogni trend, ma individuare pochi codici forti e renderli nostri. Più attitude. Più materia. Più styling. Più personalità. Il vero focus: trasformare capi conosciuti in nuovi desideri, mantenendo il giusto equilibrio tra fashion credibility, commercialità e riconoscibilità del brand.

L’obiettivo dovrebbe essere trasformare gli stimoli della Fashion Week in input concreti, mantenendo però una propria direzione stilistica e commerciale.

DEBUTTI

Piccolo diario della Milano Fashion Week, pensato più per chi vuole vivere la città e cogliere le cose curiose che per chi ha un invito alle sfilate.

Moschino — è il grande appuntamento: Simone Rizzo e Loris Messina presentano la loro prima collezione come direttori creativi della maison.

Gucci — Demna presenta la sua seconda collezione per la casa fiorentina: sarà interessante vedere come evolve la sua direzione dopo il debutto.

Cinemoda — torna il progetto dedicato all’incontro tra cinema e moda, il 25 e 26 settembre.

Vogue Café — seconda giornata: perfetta per respirare l’atmosfera della Fashion Week anche senza assistere alle sfilate.

Le strade del centro — qui farei semplicemente una passeggiata tra Brera, Montenapoleone e Galleria: durante la Fashion Week sono spesso gli outfit degli ospiti e dei professionisti a diventare una piccola passerella spontanea.

ARTE

Piccolo diario della Milano Fashion Week, pensato più per chi vuole vivere la città e cogliere le cose curiose che per chi ha un invito alle sfilate.

Mostra “Dalí e la Moda” a Palazzo Reale: è probabilmente la deviazione culturale più interessante della settimana. La mostra resterà aperta fino al 31 gennaio 2027.

Max Mara — sfilata alle 9:30: una delle maison storiche da tenere d’occhio.

Genny — alle 10:30, altra tappa interessante della giornata.

La DoubleJ — presentazione alle 12:00, in via Clerici.

Vogue Café — dal 24 al 26 settembre Palazzo Giureconsulti diventa uno dei punti di incontro della Fashion Week.

LINGUAGGI

Piccolo diario della Milano Fashion Week, pensato più per chi vuole vivere la città e cogliere le cose curiose che per chi ha un invito alle sfilate.

Jil Sander — alle 10:30 è in programma la sfilata. È uno degli appuntamenti da osservare per capire come sta evolvendo la visione di Simone Bellotti.

Luisa Beccaria — alle 9:30, un appuntamento interessante per chi ama una moda più romantica e sofisticata.

Onitsuka Tiger — alle 20:00: una contaminazione particolare tra moda e cultura street.

Fashion Hub di CNMI — vale la pena cercare i giovani designer e i progetti emergenti: è uno dei luoghi dove si può intuire qualcosa della moda di domani.

La serata — dopo le sfilate è previsto il gala di Camera della Moda, legato anche all’apertura della mostra dedicata a Dalí e alla moda.

MIFW INAUGURA

Milano torna a essere, ancora una volta, il cuore pulsante della moda internazionale. La città ha aperto le porte alla nuova edizione della Milano Fashion Week, dando ufficialmente il via al racconto delle collezioni Primavera/Estate 2027.

A inaugurare questa settimana dedicata allo stile è stato Vogue World: Milano, spettacolare appuntamento ospitato nella Galleria Vittorio Emanuele II. Una location simbolica, scelta per celebrare il legame profondo tra la moda italiana, la cultura e la storia della città.

Il filo conduttore della serata è stato il dialogo tra passato e futuro. L’artigianalità italiana, la tradizione rinascimentale e il patrimonio creativo del Made in Italy sono stati riletti attraverso uno sguardo contemporaneo, nel quale tecnologia e innovazione hanno trovato spazio accanto alla manualità e alla sapienza sartoriale.

È proprio questa fusione di mondi diversi a raccontare la Milano della moda di oggi: una città capace di custodire la propria tradizione, ma allo stesso tempo pronta a sperimentare nuove forme, materiali e linguaggi.

Tra passerelle, ospiti internazionali e atmosfere sofisticate, la prima giornata ha regalato un assaggio delle tendenze che accompagneranno la prossima stagione. Ma più ancora delle singole collezioni, è emersa una visione della moda come espressione culturale, capace di intrecciare bellezza, tecnologia e identità.

Milano, ancora una volta, non si limita dunque a ospitare la moda: la vive, la interpreta e la trasforma. E mentre la Fashion Week entra nel vivo, l’attenzione del mondo resta puntata sulle passerelle meneghine, alla ricerca delle prossime idee destinate a lasciare il segno.

MANCA POCO

Da domani fino al 28 settembre 2026, la città sarà il palcoscenico della Milano Fashion Week Donna, appuntamento centrale del calendario internazionale, chiamato a raccontare le collezioni Primavera/Estate 2027 attraverso sfilate, presentazioni, eventi e incontri.

Sette giorni in cui il linguaggio della moda si intreccerà ancora una volta con quello dell’arte e della cultura, coinvolgendo palazzi storici, gallerie e alcuni degli indirizzi più iconici della città. L’apertura sarà affidata a Vogue World, il 22 settembre in Galleria Vittorio Emanuele II: un evento che porterà nel cuore di Milano una celebrazione della creatività italiana, tra moda, spettacolo e cultura.

Particolare attenzione sarà riservata anche alle nuove generazioni. Il Fashion Hub di Palazzo Morando offrirà infatti uno spazio dedicato ai talenti emergenti, confermando la vocazione di Milano come laboratorio di nuove idee e punto d’incontro tra tradizione sartoriale e sperimentazione.

Ma la Fashion Week non si esaurirà sulle passerelle. La città proporrà un calendario di appuntamenti culturali capaci di ampliare il racconto della moda: tra questi, la mostra “Dalí e la moda”, a Palazzo Reale, e “Viktor&Rolf. Spectrum”, alla Galleria di 10 Corso Como. Proseguirà inoltre all’Armani/Silos la retrospettiva dedicata a Giorgio Armani Privé, un omaggio a vent’anni di alta moda e ricerca estetica.

È in questo dialogo tra passato e futuro che Milano ritrova la propria identità più autentica. Durante la Fashion Week, la moda non è soltanto spettacolo: diventa una lente attraverso cui osservare la città, le sue trasformazioni e il modo in cui creatività, artigianalità e contemporaneità continuano a incontrarsi.

LUSSO

Dalla prossima settimana durante la Fashion Week, il Quadrilatero della Moda cambia ritmo. Tra via Montenapoleone e via della Spiga, il lusso delle boutique incontra il movimento febbrile di ospiti, editor, stylist e fotografi, mentre le vetrine si trasformano in piccoli esercizi di scenografia contemporanea.

Il calendario ufficiale della settimana porta numerosi appuntamenti proprio nel cuore del distretto: da Santoni e Giuseppe Zanotti in via Montenapoleone alle presentazioni di Mario Valentino, Valentino Shoes, Sara Behbud ed Erika Cavallini in via della Spiga.

Ma è soprattutto fuori dalle location ufficiali che il Quadrilatero rivela il suo volto più interessante. Gli ingressi delle maison diventano punti d’osservazione privilegiati, le strade si riempiono di fotografi e lo street style acquista la stessa rilevanza delle passerelle. È qui che la moda smette, almeno per qualche giorno, di essere soltanto una collezione da guardare e diventa un linguaggio urbano, fatto di incontri, silhouette, dettagli e gesti.

In questo scenario, via Montenapoleone e via della Spiga non sono semplicemente indirizzi dello shopping internazionale: diventano il palcoscenico più visibile di quella Milano che, durante la Fashion Week, fa della propria eleganza una forma di racconto.