FRAGILE

In occasione della Milano Design Week 2026, FRAGILE, storica galleria di design del Novecento, presenta la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage.

L’esposizione ripercorre la straordinaria vastità e varietà dell’attività progettuale di Sergio Asti, architetto e designer tra i protagonisti del panorama milanese del secondo Novecento. Per l’occasione sarà pubblicato un volume monografico dedicato all’autore, edito da Silvana Editoriale.

Dal 14 aprile al 29 maggio 2026, FRAGILE, galleria guidata da Alessandro Padoan e Alessandro Palmaghini, punto di riferimento per il design storico e il collezionismo, presenta nel suo spazio espositivo in via Simone D’Orsenigo, 27, la mostra Property of Sergio Asti. A Design Heritage. 

Con questa rassegna, così come con le recenti “ANNI LUCE. ARREDOLUCE. 100 LAMPADE” (MDW 2024), dedicata al marchio storico di illuminazione Arredoluce, e “HANDLE WITH CARE. CARLO NASON GLASS DESIGNER” (MDW 2025), monografica sul più prolifico creatore di progetti legati alla luce a Murano nel dopoguerra, FRAGILE prosegue nella ricerca di importanti autori che, pur avendo plasmato il gusto e l’immaginario comune dell’arredare, non hanno ancora trovato la giusta consacrazione.

Property of Sergio Asti. A Design Heritage racconta della riscoperta di un nome già riconosciuto nel mondo del design storico, autore di vere pietre miliari. La lampada Profiterolle per Martinelli del 1968, il vaso Marco per Salviati (vincitore del Compasso d’Oro nel 1962), il tavolo Trifoglio per Poltronova del 1969, i vasi della serie Sixties per Vistosi e il vaso Demodé per Venini, sono solo alcuni esempi di uno straordinario mondo di oggetti figli di un progettista “totale”, esposti in mostra da FRAGILE. Asti infatti vanta un portfolio tra i più vasti riscontrabili nel suo “mestiere”, dai servizi per la tavola all’illuminazione, dall’automotive agli elettrodomestici, dagli allestimenti fieristici ai palazzi, dai rivestimenti ceramici agli arredi di ogni genere, dai sanitari ai gioielli. Sergio Asti si inserisce a pieno titolo nel fervido panorama culturale milanese del suo tempo, legato tra gli altri a Ettore Sottsass, che gli dedica spesso pubblici attestati di stima, e svincolato da precise connotazioni stilistiche, che anzi percorre e sperimenta con successo grazie a un metodo di lavoro quasi ossessivo che pone la ricerca della qualità, progettuale ed esecutiva, come focus.

Il titolo della mostra si rifà a una vecchia iscrizione -Property of Sergio Asti – reperita sotto un tavolino da lui disegnato, non si sa se di sua effettiva proprietà. Un dettaglio che ben sintetizza l’idea di un mondo di “cose” originate da una precisa e “personale” filosofia progettuale, che FRAGILE ha il piacere di condividere e valorizzare oggi restituendo a Sergio Asti – e in futuro anche ad altri grandi autori – la centralità che merita nel racconto del design del Novecento.

Nato a Milano nel 1926 e laureatosi al Politecnico, inizia la sua carriera alla fine degli anni ’50 dapprima in collaborazione con Sergio Favre. Continua poi incessantemente a progettare, alterna un prolifico ed instancabile lavoro di architetto e designer, in Italia e all’estero (in Giappone in particolare insegna e disegna per aziende locali), è membro e fondatore dell’ADI, professore al Politecnico di Milano, conferenziere e membro di giurie internazionali, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti. Tra le aziende per cui disegna ci sono Artemide, Arteluce, Acerbis, Alessi, Poltronova, Martinelli Luce, Olivari, Salviati, Venini, Cassina, Knoll, Flexform, Gabbianelli, Alfa Romeo, De Vecchi, Candle, Kartell, Vistosi, Bilumen, Raak, Nason e Moretti.

FRAGILE accompagnerà come di consueto la mostra con una pubblicazione, in questo caso una monografia sul designer, edita da Silvana Editoriale. Oltre agli autori del volume, Rosa Chiesa e Alessandro Zannoni, fondamentali per il lavoro di ricerca e catalogazione sono stati Alba Cappellieri, Ordinario di Design al Politecnico di Milano, nonché l’ASAC (Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale Di Venezia) dove è custodito l’enorme fondo dell’architetto.

AL MUSEO

Dopo il successo dello scorso anno tornerà con una nuova data il 10 aprile, lo spettacolo Come Fuoco, daNarciso e Boccadoro di Herman Hesse, diretto da Mario Scandale. Il 13 maggio debutta una nuova produzione teatrale del Museo Persempremai il 13 maggio,con Nika Perrone e la regia diMichele di Mauro. Una mezz’ora di coscienza viva: una donna attraversa epoche, miti e memorie. È Orfeo e Euridice, Maria e la Maddalena, Teresa d’Avila e Frida Kahlo, Amy Winehouse e la Signora delle Camelie: un coro di “She” che chiede di vedere e farsi vedere. I costumi ispirati a Fortunato Depero evocano un corpo futurista, meccanico e sensuale, in dialogo con le forme rinascimentali del Museo Bagatti Valsecchi. Un rito laico che trasforma il Museo – per cui lo spettacolo è appositamente studiato e realizzato – in organismo vivo, dove l’arte diventa esperienza incarnata.

WILD BY DESIGN

Loffredo Foundation for Arts & Inclusion presenta la mostra Wild by Design dell’artista contemporaneo Marco Grasso, in programma dal 1° al 13 aprile 2026 negli spazi espositivi dell’ADI Design Museum di Milano. Un dialogo semplice ma rivoluzionario tra natura e design, per dimostrare che sono due facce di una stessa ricerca, incessante e bellissima, di soluzioni che possano unire funzionalità, sostenibilità e bellezza.

Wild by Design è la nuova mostra del giovane artista Marco Grasso, classe 2000, a cura di Elena Di Raddo, ospitata dal 1° al 13 aprile 2026 all’ADI Design Museum e realizzata grazie al sostegno della Loffredo Foundation for Arts & Inclusion, realtà che supporta giovani artisti emergenti e non solo, nella formazione e nella loro crescita professionale, per valorizzarne il talento e generare attraverso l’arte un impatto reale, culturale e sociale. Lo fa attraverso Iconic Art System, un ecosistema culturale integrato, fisico e virtuale insieme, dove il dialogo tra pubblico, collezionisti e professionisti dell’arte diventa parte integrante del processo culturale.

Marco Grasso è un pittore specializzato in wildlife art, ossiadipinge ritratti in olio su tela di animali colti inatteggiamenti o situazioni che fanno emergere le loro peculiarità fisiche e caratteriali. I soggetti sono colti in tutta la loro magnificenza e unicità attraverso lo strumento pittorico, analizzati nei minimi dettagli con uno sguardo fotografico.

L’artista racconta: “Quando ero bambino, andavo con mio fratello Nicolò nei boschi del Piemonte all’alba. Ci dicevamo sempre: ‘Guarda come vola quel gufo – non fa rumore.’ Anni dopo, ho scoperto che gli ingegneri della Siemens hanno passato mesi a studiare esattamente quelle piume, quelle micro-dentellature sui bordi delle ali che frantumano il flusso d’aria. Oggi, le pale eoliche più silenziose del mondo replicano quella stessa geometria”.

Da questa intuizione ha preso forma l’idea della mostra e quella di ambientarla proprio all’ADI Design Museum, istituzione milanese che diffonde la cultura del design a livello nazionale e internazionale attraverso la produzione di mostre temporanee e la custodia e mostra permanente della collezione storica del premio Compasso d’Oro, “bene di eccezionale interesse artistico e storico” riconosciuto dal Ministero della Cultura dal 2004. Sì, perché la natura può essere considerata la prima designer della storia e probabilmente la più geniale. Con Wild by Design si vuole scardinare infatti la distinzione che vede la Natura, forza ancestrale e incontaminata, contrapposta al Design, espressione dell’artificio e della volontà umana. La natura non è l’antitesi del progetto, ma il suo primo, più geniale e instancabile autore. Gli animali, dunque, come quelli che popolano le tele di Marco Grasso, sono dei prototipi perfetti, non solo soggetti estetici ma soluzioni viventi a problemi complessi e quindi con una loro funzione intrinseca.

Anche il concetto di sostenibilità assume un’accezione più ampia in questo contesto: non è un’opzione etica moderna, ma è il principio fondativo della vita stessa. L’evoluzione è un’economia circolare perfetta in cui ogni animale è di per sé sostenibile al 100% non perché è buono o etico, ma perché altrimenti non esisterebbe.

Il percorso espositivo prende il via al piano terra del Museo con un’installazione digitale a cura di Parallelia AI Creative Studio, che mostra proprio come natura animale e oggetti di design sono una l’origine dell’altro.

La mostra si divide in quattro sezioni, la prima dedicata al mimetismo strutturale e cinetico. L’opera Flight, ad esempio, raffigura un martin pescatore, esemplare noto per il suo becco affusolato, che gli permette di tuffarsi in acqua ad alta velocità. Questo volatile ispirò l’ingegnere e appassionato birdwatcher Eiji Nakatsu per il miglioramento del celebre treno Shinkansen, detto il treno proiettile giapponese, che ridisegnò il muso del veicolo secondo la forma del becco dell’uccello, risolvendo così problematiche relative alla rumorosità, al consumo e alla velocità e diventando un esempio internazionale di efficienza aerodinamica.

La seconda sezione riflette sulla guerra ottica e alla brand identity, mostrando come la natura utilizzi pattern non come decori, ma come sistemi di comunicazione e protezione. Come la coppia di zebre in Love in Black and White, e il leone ruggente in Born of Fire, specie in cui il disorientamento delle strisce o l’armatura psicologica della criniera creano un’illusione ottica.

Matematica della natura e sostenibilità è il tema della terza parte in cui le opere di Grasso vengono associale all’idea che la bellezza naturale risponde a precise leggi matematiche studiate e applicate dai designer. Infine la quarta sezione è dedicata all’integrazione funzionale e al futuro, l’ultimo livello dell’approccio biomimetico dove la forma abita la funzione stessa, come nell’opera Grace che ritrae un cigno dal collo sinuoso.

Marco Grasso con la sua arte e con questi ritratti, non ci sta solo mostrando animali bellissimi, ma ci sta offrendo nuove chiavi di lettura. Ogni pennellata cattura non solo la forma, ma la funzione. Non solo l’aspetto, ma il principio. È arte che diventa conoscenza. È conoscenza primordiale che diventa atto creativo. Le sue tele non vanno guardate solo con gli occhi dell’amante dell’arte, ma anche con gli occhi del designer, dell’ingegnere, del curioso.

MACERIE

Il Centro Pastorale di Milano e il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore anche per il 2026 presentano il progetto Itinerari Arte e Spiritualità che, come ogni anno, dà vita a una mostra di arte contemporanea all’interno degli spazi accademici.

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce è il titolo dell’esposizione collettiva che, a partire dal 10 marzo, coinvolge le sedi dell’Ateneo di Milano, Cremona, Piacenza, Brescia e Roma, con i lavori di 14 artisti contemporanei. L’inaugurazione si terrà nella sede di Milano il 10 marzo 2026, dove l’esposizione sarà visibile fino al 10 aprile.

Nato nel 2005, il progetto Itinerari di Arte e Spiritualità individua ogni anno tematiche capaci di generare nuove riflessioni sulla realtà contemporanea da indagare attraverso lo sguardo dell’arte. Dal 2017 i curatori sono gli studenti dell’Ateneo, in collaborazione con il Centro pastorale, coordinato da Padre Enzo Viscardi, e il dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte insieme alle professoresse Elena Di Raddo, Michela Valotti e Mariacristina Maccarinelli.

Quest’anno i curatori-studenti hanno scelto di confrontarsi con un tema di estrema attualità e profondità: le conseguenze della guerra.

L’ispirazione nasce dalla poesia di Giuseppe Ungaretti San Martino del Carso in cui il poeta di fronte alla devastazione del conflitto scrive: “Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro”. Un verso che non racconta soltanto la distruzione materiale, ma anche la ferita interiore lasciata dalla guerra.

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si concentra proprio su questo spazio fragile e silenzioso che segue la fine di un conflitto: non il fragore delle armi, ma ciò che accade dopo, quando il rumore si spegne e rimangono le tracce, le assenze, le cicatrici. In un tempo che non ammette soste, la mostra invita a fermarsi su ciò che solitamente viene dimenticato: non l’inizio della guerra, ma la sua eco lunga e inesorabile.

Le macerie non sono soltanto edifici crollati, ma anche rovine interiori,segni che abitano chi è stato costretto a convivere con scelte non proprie. Attraverso l’arte, il dolore si trasforma in memoria, la violenza in pensiero e la distruzione in creazione. La mostra si muove così sul sottile confine tra le ferite e la possibilità di trasformarle, creando consapevolezza.

“Noi non vogliamo rappresentare la guerra – affermano i curatori della mostra – ma evocarne le conseguenze più intime: il silenzio, la perdita, la colpa. Si crea così un modo per indagare il dolore e per riconoscere nelle rovine le tracce di un’umanità che persiste.”

È nata così l’esigenza di una riflessione interiore, condivisa con gli artisti coinvolti nel progetto, il cui percorso si sviluppa fluido all’interno dell’Ateneo con opere e installazioni dislocate nei chiostri e nei corridoi, per attirare lo sguardo di studenti, visitatori o semplici passanti. Ci sono opere fotografiche come quelle di Gabriele Micalizzi, che si accostano a vere e proprie installazioni a riflettere sul ruolo e l’uso dei materiali utilizzati in zone di guerra, come in quelle presentate da Fabrizio Dusi, Mauro Seresini o Lorenzo e Simona Perrone.

Saranno esposti idisegni di Salvatore Garzillo e quelli di Adriano Caverzasio chedescrivono due guerre diverse, sia per luogo che per tempo, ma con simili conseguenze.

La Fondazione culturale Carlo Zinelli  e la Famiglia Zinelli presteranno alcune opere dell’artista esponente dell’Art Brut, la cui malattia si manifestò proprio durante l’arruolamento nella guerra civile spagnola negli anni ’40 e i cui dipinti riflettono questo grande trauma; Erk14 è un artista napoletano che utilizza colori vivaci ad esaltare i protagonisti delle sue opere, degli object trouvé; Valentina Achilli fa emergere la potenza e il valore della comunicazione scritta attraverso l’uso della carta filigranata fatta a mano e il tessuto.

Ci sarà Giampaolo Parilla, che nella sua pittura esplora la fragilità e la frammentazione del corpo umano nel mondo contemporaneo, in connessione con la geopolitica dei conflitti attuali, l’iconografia delle mappe di guerra e le immagini di sistemi d’arma e scontri armati.

Nella sede di Brescia sarà possibile scoprire l’opera di Luca Pancrazzi, che fin dagli anni ’80 indaga i limiti della percezione attraverso la sperimentazione tecnica; le sue opere mettono in evidenza come strumenti, gesti e ripetizioni possano contribuire a definire linguaggio e visione artistica.

Nella sede di Piacenza ci sarà Vanshika Agrawal, grande artista nata in India, il cui lavoro fonde poesia, performance, pittura, disegni e installazioni per creare spazi effimeri che riflettono sul continuum della vita.

L’artista Silvia Stucky è presente sia nella sede di Roma che in quella di Milano. Particolarmente attenta alle tematiche sociali, il suo lavoro artistico chiede di riflettere sulla nostra esistenza. La sua ricerca è fatta di interventi minimi in cui l’autorialità si assottiglia esaltando una bellezza involontaria, alla luce del rispetto per l’altro in tutte le sue forme.

Infine, nella sede di Cremona, ci sarà Marta Ferrarini: una fotografa classe 2003, per lei la fotografia diventa un mezzo per creare vicinanza e connessione.

Ogni artista è stato seguito personalmente da uno o più curatori. Gli studenti dell’Ateneo che hanno partecipato al progetto sono: Benedetta Alabò, Elisa Bertoli, Aurora Carrisi, Giulia Dalena, Veronica Di Flumeri, Elisa Faccoli, Daria Ferrari, Sofia Ferreri, Lea Foà, Cecilia Franzoni, Arianna Greco, Valentino Lombardi, Vittoria Lughignani, Chiara Marrazzo, Vanessa Micheletti Giannattilio, Giulia Milanese, Leo Montanari, Elisa Moroni, Lavinia Nottoli, Caterina Oppizzi, Francesca Paganelli, Emma Peloso, Filippo Rachelli, Eleonora Randazzo, Sara Ravelli, Sabrina Ronga, Elena Sgarbi, Elisabetta Villa.

Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si propone come un invito a fermarsi, ad osservare e ad interrogarsi sul presente, lasciandosi attraversare dalle immagini e dai segni che l’arte restituisce, affinché anche dalle fratture possano emergere nuove possibilità.

UNESCO

Si chiama la ‘Dama dei Fiori’, una figura scenografica dalle sembianze femminili, a grandezza naturale, vestita interamente con 750 fiori di carta crespa realizzati a mano, l’opera inaugurata oggi a Palazzo Lombardia alla presenza degli assessori regionali Simona Tironi (Istruzione, Formazione e Lavoro) e Francesca Caruso (Cultura).  La ‘Dama dei Fiori’ rappresenta, con la sua eleganza, la bellezza sacra che protegge la comunità e, con la sua varietà di colori, l’energia vitale e la fede condivisa.

Il capolavoro, ammirabile nel foyer dell’ingresso N1 fino al 30 settembre, è stato esposto in occasione dell’ultima edizione (2025) della storica Festa di Santa Croce che si tiene ogni cinque anni a Carzano e Novale, due borghi situati su Monte Isola, nel Lago d’Iseo (Brescia).

Realizzata da Cinzia Pasquali e da Gabriele Scarpellini, entrambi cittadini di Ospitaletto (Brescia), la Dama ha fatto mostra di sè circondata da altre centinaia di migliaia di fiori realizzati a mano dai residenti, simbolo di rinascita, fede e bellezza condivisa.

Nel corso della presentazione è stata anticipata la scelta di candidare la Festa di Santa Croce a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità (Unesco).  La celebrazione, infatti, vanta una lunga tradizione a partire dal 1836 e rappresenta un simbolo di partecipazione, artigianalità e identità territoriale. Il percorso della candidatura Unesco è sostenuto dagli assessori Caruso e Tironi oltre che dal consigliere comunale di Ospitaletto Marisa Archetti.

“Ho avuto il piacere di visitare la Festa di Santa Croce lo scorso settembre – ha ricordato l’assessore Tironi – e sono rimasta affascinata dalla bellezza dei fiori e delle opere esposte, frutto del lavoro di tante donne e uomini che tengono altissimo il livello delle composizioni e ho pensato che una fra queste avrebbe potuto essere esposta nella sede della Regione Lombardia. Da oggi chiunque potrà soffermarsi e apprezzare la Dama dei Fiori e la storia che porta con sé” .

“Questa opera – ha sottolineato l’assessore Caruso- rappresenta al meglio il senso delle politiche che stiamo attuando come Regione Lombardia: incoraggiare cittadini, turisti e viaggiatori a scoprire angoli spettacolari del nostro territorio spesso poco conosciuti. Uscire dai ‘luoghi comuni’ per incontrare nuove espressioni culturali è l’obiettivo che ci siamo dati”. 

EDITORIA

Presentata oggi a Milano la trentottesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma al Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio. Anche quest’anno la manifestazione, diretta da Annalena Benini, si conferma uno degli appuntamenti più prestigiosi per l’editoria e la cultura a livello nazionale e internazionale, con oltre 2000 eventi, più di 500 stand e 51 sale dedicate agli incontri.

Tema dell’edizione sarà il mondo ‘Il mondo salvato dai ragazzini’, ispirato all’opera di Elsa Morante: un invito a osservare il futuro attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, valorizzando curiosità libertà e capacità di immaginazione come strumenti per comprendere e trasformare il presente.

Alla conferenza stampa di presentazione, svoltasi in occasione di BookPride, Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente, in programma da oggi fino al 22 marzo presso il Superstudio Maxi di Milano, ha partecipato l’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso.

“Il Salone Internazionale del Libro – ha affermato – è uno degli appuntamenti più prestigiosi per l’editoria e per la cultura, non solo in Italia ma in tutta Europa. Regione Lombardia sarà presente per la premiazione dei vincitori del premio letterario ‘Futura’ che abbiamo promosso insieme alla Fondazione Mondadori. Si tratta di un progetto nato per valorizzare il territorio lombardo attraverso la narrazione delle sue peculiarità e, allo stesso tempo, offrire opportunità concrete ai giovani scrittori”.

“Il nostro territorio inoltre – ha evidenziato Caruso – è leader dell’editoria nazionale, con circa il 50% dei libri italiani stampati in Lombardia: un dato che conferma la forza di un comparto strategico e la centralità della Regione nel panorama culturale del Paese. A questo si affianca una rete bibliotecaria capillare e di eccellenza, che garantisce ogni giorno l’accesso libero alla conoscenza, dai grandi centri urbani alle aree più periferiche. In questa direzione si inserisce anche l’Avviso Unico Cultura, bando aperto fino al 9 aprile, attraverso cui Regione Lombardia ha destinato 1,7 milioni di euro al sostegno dei sistemi bibliotecari, insieme a musei e archivi, con l’obiettivo di rafforzare l’accesso alla cultura”.

“Per rafforzare questo impegno – ha concluso l’assessore – stiamo portando avanti anche al Patto Regionale per la Lettura, uno strumento condiviso con scuole, biblioteche, ospedali, strutture penitenziarie e realtà del privato sociale, con l’obiettivo di ampliare la platea dei lettori e raggiungere anche chi oggi è più distante dal libro, attraverso iniziative diffuse e continuative”.

Il Salone si articolerà nei padiglioni 1, 2, 3 e Oval del Lingotto Fiere, insieme al padiglione 4, spazio dedicato alla formazione, alla sperimentazione e allo scambio tra generazioni, con particolare attenzione al pubblico più giovane attraverso le attività del Bookstock.

Confermato anche il ‘Publishers Centre’, area riservata agli operatori professionali, con momenti di incontro tra editori, librai e nuovi protagonisti della filiera. Tra le novità, uno spazio dedicato al genere romance con incontri e attività rivolte al pubblico, mentre saranno ulteriormente potenziati gli spazi per la stampa e per il pubblico, con circa 18.000 posti a sedere complessivi per seguire la programmazione.

THE ARENA

Il sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani, Federica Picchi, ha presentato oggi a palazzo Lombardia ‘The Arena’, evento internazionale di kickboxing,  in programma sabato 28 marzo al Casinò di Campione d’Italia (CO). In cartellone match di alto livello, tra cui i titoli mondiali ISKA (International Sport Kickboxing Association). Curato dal Team ASD The King Fight Club, l’evento unisce sport e intrattenimento, puntando a promuovere i valori della disciplina.

“La kickboxing – ha evidenziato il sottosegretario Picchi –  è riconosciuta come disciplina del più ampio ambito delle arti marziali, con cui condivide principi, finalità educative e valori fondanti: il rispetto delle regole, degli istruttori, dei compagni di allenamento e degli avversari. Per questo rappresenta non solo uno sport completo dal punto di vista fisico, ma anche un efficace strumento educativo e di autocontrollo. Un mezzo utile ai giovani per incanalare in modo positivo una certa irruenza tipica dell’età. La kickboxing si è affermata anche come pratica di difesa personale, in particolare per le donne, che grazie alle tecniche apprese possono aumentare il proprio senso di sicurezza”.

L’evento principale è il combattimento tra Yuri Farcas e Axel Ulrich Tiebe. Due giganti del ring per un main event che promette spettacolo. Farcas, dopo aver calcato i ring più prestigiosi del mondo, torna dove tutto è iniziato di fronte al campione nazionale francese Ulrich Tiebe.

AGROALIMENTARE

Il riso italiano, coltivato e lavorato secondo standard qualitativi elevati, eccellenza agroalimentare insostituibile per l’alimentazione nello sport. Inserito a pieno titolo nel patrimonio gastronomico riconosciuto a livello mondiale, come quello della cucina italiana. Capace di valorizzare preparazioni che uniscono gusto, tecnica e funzione nutrizionale. Opzioni estremamente valide per l’alimentazione dello sportivo. Se n’è parlato oggi in un convegno a palazzo Pirelli, organizzato da Ente Nazionale Risi, con la partecipazione di atleti ed ex atleti di diverse discipline. Al confronto, moderato dal biologo nutrizionista Domenicantonio Galatà, presidente Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina, ha partecipato Natalia Bobba, presidente Ente Nazionale Risi. E’ intervenuto l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi.

“Il riso – ha sottolineato Beduschi –  rappresenta un prodotto simbolo della nostra agricoltura, sinonimo di qualità e identità territoriale. È un alimento straordinario anche dal punto di vista nutrizionale: versatile, facilmente digeribile, adatto a ogni età e particolarmente indicato per chi pratica attività sportiva, grazie al suo apporto energetico equilibrato e alla capacità di sostenere le performance in modo sano e naturale. Difendere il riso italiano, e in particolare quello lombardo, significa tutelare non solo una filiera produttiva d’eccellenza, ma anche la salute dei cittadini”.

“In un contesto internazionale in cui spesso manca reciprocità nei controlli, – ha aggiunto l’assessore regionale –  garantire standard elevati di sicurezza e qualità è una priorità assoluta. Dietro a ogni chicco di riso c’è un lavoro fatto di cura, attenzione e rispetto del territorio. Le nostre risaie non sono solo luoghi di produzione, ma ambienti che contribuiscono alla salvaguardia di ecosistemi unici e alla valorizzazione di paesaggi straordinari. Per questo Regione Lombardia è al fianco dei produttori e sostiene iniziative come questa, che promuovono il riso non solo come eccellenza agroalimentare, ma anche come alleato di uno stile di vita sano, dinamico e consapevole, capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni”.

“Mangiare con qualita diventa fondamentale per chi pratica attivita sportiva – ha evidenziato Bobba – . Il cibo è fondamentale, ancora di piu per chi fa sport in generale. Spetta a chi segue professionalmente gli atleti dare le corrette indicazioni a tavola. L’alimentazione nello sport è cambiata nel corso degli anni. Ricerca e studio, come record e risultati agonistici, non si improvvisano  ma sono frutto di una preparazione che complessivamente comprende anche una corretta ed adeguata alimentazione”.

Storicamente il riso è stato considerato penalizzato da un presunto “basso valore proteico” per la limitata presenza di alcuni amminoacidi essenziali. Tuttavia, l’evoluzione delle conoscenze nutrizionali e il concetto di complementarietà proteica nell’arco della giornata ridimensionano questa visione: il riso non è un alimento ‘incompleto’, ma un prodotto unico, altamente digeribile, modulabile nelle porzioni e strategico nella periodizzazione dell’apporto glucidico dell’atleta. In conclusione,  non si tratta di un alimento “semplice”, ma un carboidrato intelligente: matrice funzionale, culturalmente identitaria e scientificamente coerente con le esigenze metaboliche dell’atleta moderno.

GIOCHI 2026

Le Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026 si sono concluse “Con un grande successo e la Lombardia ha meritato certamente una medaglia d’oro: abbiamo portato investimenti pubblici e privati da Milano alla Valtellina, infrastrutture e impianti migliorati che rimangono. L’eredità immateriale che porterà beneficio turistico a lungo termine: l’immagine di un’Italia moderna, efficiente, sicura, capace di accogliere e far emozionare”.

Così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana in un post pubblicato sulle sue pagine social.

“In questi sette anni di organizzazione – ha aggiunto – si sono presentate innumerevoli questioni da risolvere. Le abbiamo affrontate tutte, una per una, con spirito di cooperazione e per il bene dell’evento”.

“Un successo politico – ha precisato – di quella politica che dice ‘sì’: al coraggio, alle infrastrutture, agli eventi, all’innovazione, al fare. Ringrazio i nostri più grandi alleati dal primo istante: il Ministro Salvini e il Ministro Giorgetti”.

Il governatore Fontana ha ricordato il brillante risultato ottenuto dagli Azzurri della Nazionale ai Giochi invernali: 30 medaglie olimpiche, 16 paralimpiche “un record – afferma con entusiasmo – in entrambi i casi”.

Il presidente della Lombardia, anche in questa occasione, ha ribadito il suo personale ringraziamento, a nome dell’intera Giunta regionale, ai 18.000 volontari che hanno lavorato per la buona riuscita dell’evento: “Sono stati perfetti – ha chiosato – e sono il volto migliore della nostra comunità”.

“La Cerimonia di apertura a San Siro- ha ribadito – è stata eccellente, apprezzatissima all’estero e in Italia. L’Arena di Verona sempre stupenda”. Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, hanno dato a tutto il Paese “il più grande esempio possibile di cosa voglia dire lasciare le regioni più autonome e libere di lavorare”.

GIORNATE FAI

Tornano sabato 21 e domenica 22 marzo le Giornate FAI di Primavera – Fondo per l’Ambiente Italiano, il più grande evento nazionale dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. L’edizione 2026, la numero 34, consentirà di visitare in Lombardia, a contributo libero, 146 beni diffusi in 59 comuni. Dal 1993, quasi 13 milioni e mezzo di visitatori hanno avuto l’opportunità di scoprire oltre 17.000 luoghi speciali in tutta Italia.

“Le Giornate FAI di Primavera – ha affermato l’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso – rappresentano, da oltre trent’anni, una straordinaria occasione di partecipazione civica che invita cittadini e visitatori a riscoprire luoghi spesso poco conosciuti, ma fondamentali per il senso di appartenenza alle nostre comunità. Un appuntamento reso possibile grazie all’impegno instancabile dei volontari, che accompagnano con passione il pubblico alla scoperta di tesori altrimenti inaccessibili”.

“Anche in questa edizione – ha aggiunto – la Lombardia si conferma protagonista offrendo l’opportunità di ammirare ville storiche, chiese e siti legati alla cultura, al lavoro e al paesaggio che raccontano la storia e la ricchezza della nostra terra. Ringrazio il Fondo per l’Ambiente Italiano per l’impegno con cui, ogni anno, rende possibile questa grande festa della cultura”.

A Milano le Giornate FAI offriranno un racconto particolarmente ricco e trasversale della città, attraversandone storia, architettura, creatività e innovazione. Saranno visitabili Palazzo Turati, nuova sede dell’Istituto Marangoni Milano, la Torre Libeskind nel quartiere CityLife, il Palazzo delle Finanze con il caveau e il rifugio antiaereo, la Scuola Militare Teulié, Palazzo Beltrami sede della Civica Ragioneria, Spazio Tadini, la sede Rai di Corso Sempione, Dolce&Gabbana Casa, l’Ippodromo Snai San Siro, lo Sky Campus, il Salone dei Tessuti Galtrucco, il cortile d’onore e la facciata di Palazzo Rocca Saporiti, il Campus Bovisa del Politecnico di Milano e le Officine Edison Milano. In provincia di Milano apriranno inoltre l’Attrezzeria Rancati a Cornaredo, la Chiesetta di Santa Maria Nova al Pilastrello a Vimodrone, Santa Maria alla Fontana ‘Ad Fontem’ a Locate Triulzi e la Chiesa di Sant’Ambrogio a Rozzano.

Accanto a queste aperture, saranno accessibili anche importanti beni del FAI presenti in Lombardia, tra cui Villa Necchi Campiglio, Villa della Porta Bozzolo, Casa Macchi, Palazzo Moroni, Villa e Collezione Panza, Villa Fogazzaro Roi, la Torre di Velate, il Mulino Maurizio Gervasoni, Castel Grumello, il Monastero di Torba a Gornate Olona e Villa del Balbianello a Tremezzina. Il programma coinvolgerà l’intero territorio regionale.