EXPO 2015,FAVA:TUTTA LA REGIONE COME UNA FATTORIA DIMOSTRATIVA

“Durante Expo mi piacerebbe che
la Lombardia diventasse una mega demo-farm per mostrare alle
delegazioni internazionali come funziona l’agricoltura del
nostro territorio. Solo così potremmo spiegare ai 144 Paesi e
alle tre delegazioni internazionali presenti per l’Esposizione
Universale di Milano perché produrre meglio costa di più. E se
riusciamo a differenziare le produzioni anche per una commodity
come i cereali, che servono per la zootecnia lombarda e per le
grandi Dop del Made in Italy, avremo compiuto un grande passo
avanti”.
Lo dice l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni
Fava, rispondendo questa mattina alla cooperativa Agricam di
Montichiari all’annuncio del presidente di
Fedagri-Confcooperative Lombardia, Fabio Perini, della volontà
di presentare nelle prossime settimane la domanda per il
riconoscimento di un distretto cerealicolo lombardo.

UN DISTRETTO CEREALICOLO LOMBARDO – L’ipotesi per il distretto
coinvolgerebbe le province di Brescia, Mantova, Cremona, Pavia e
Bergamo. “Quando parliamo di cereali, però, è bene sapere che
facciamo i conti con fattori esogeni – spiega Fava – perché il
prezzo non si fa a Montichiari, ma a Chicago, perché è una
commodity, che segue le oscillazioni del mercato mondiale”.
Così, se la Pac a livello comunitario incentiva l’aggregazione e
la formazione di organizzazioni di produttori e, dunque, la
cooperazione, l’assessore Fava mette le mani avanti e specifica
alcune distinzioni normative. “Il distretto è una modalità
aggregativa – riconosce – ma per legge non costituisce una
priorità per accedere ai finanziamenti. Non vorrei che ci
fossero sul tema aspettative che la Regione non è in grado di
soddisfare. I vantaggi per un distretto ci sono se questo
funziona autonomamente e se va incontro ai temi del mercato”.

INTERVENTI E MISURE DI SOSTEGNO – La Lombardia, comunque, nel
prossimo Programma di sviluppo rurale 2015-2020, già pubblicato
sul sito www.agricoltura.regione.lombardia.it e in attesa
dell’autorizzazione da Bruxelles, ha previsto per il comparto
cerealicolo alcune misure di sostegno, anche alla luce del fatto
che “una Pac negoziata dall’Italia in maniera balorda porterà un
taglio dei contributi del Primo pilastro quasi del 50% sulla
monocoltura”, sentenzia Fava.
Motivi per cui Palazzo Lombardia ha cercato di mitigare i danni
con gli aiuti accoppiati e con misure di intervento sul mais e
per favorire l’agricoltura conservativa: semina su sodo e minima
lavorazione. “Nello specifico – anticipa Fava – abbiamo previsto
un contributo di 240 euro all’ettaro per la semina su sodo e 55
euro per la minima lavorazione, che può contare anche su un
premio aggiuntivo di 150 euro per ettaro”. (Ln)

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